Abbuffate compulsive, allarme “Binge Eating” per 1 milione di italiani

Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata colpisce gli uomini (più delle donne) e i giovanissimi. La psichiatra: ingeriscono fino a 30 mila calorie in poco tempo, con gravi conseguenze per la salute

disturbi alimentari

Un milione di persone, ma i dati sono in aumento, senza averne consapevolezza si dedica a grandi abbuffate compulsive (fino a 30.000 calorie nell’arco di venti-trenta minuti) di nascosto, con enormi sensi di colpa e senza espellere in alcun modo ciò che mangiano. Sono i nuovi “prigionieri del cibo”, le vittime dell’abitudine a rimpinzarsi senza limiti, una nuova declinazione dei disordini alimentari. Ovvero, il Disturbo da Alimentazione Incontrollata,  in inglese “Binge Eating Disorder”, solo di recente inserito nelle classificazioni ufficiali, accanto alle più conosciute bulimia e anoressia. Persone di ogni estrazione sociale ed età (si contano però più uomini) che esprimono una psicopatologia comune: la perdita di controllo fino a raggiungere uno stato di trance.

Epidemia sociale
«Si tratta di una vera e propria epidemia sociale  – afferma Laura Dalla Ragione, psichiatra ed esperta di disturbi del comportamento alimentare (ha fondato e dirige i Centri pubblici ASL 1 dell’Umbria “Palazzo Francisci” di Todi e “Centro DAI” di Città della Pieve, dedicati al trattamento dei disturbi del comportamento alimentare) – che sta registrando un abbassamento sempre maggiore dell’età media dei pazienti. Non solo adolescenti e giovani adulti, ma anche bambini. Fondamentale individuare i campanelli d’allarme per intervenire in tempo ed evitare gravi problemi alla salute».

Cibo come droga
«Parliamo di abbuffate patologiche, di solito notturne, con ingestione da 3 mila e 30 mila calorie in poco tempo, l’equivalente di sette colombe pasquali. Tutto ciò –  spiega Dalla Ragione – non ha nulla a che fare con il piacere del cibo, ma è una forma di autodistruzione: si arriva a mangiare tanto e male, di tutto ma in modo compulsivo. Dolce e salato, senza alcun interesse per ciò che si ingurgita, perché il cibo è una droga». Questo disturbo coinvolge tutti, dall’adolescenza all’età più adulta, in particolare i maschi (il rapporto è di 3 su 4 per gli uomini) che non trovano altro modo per nascondere solitudine e malessere esistenziale. Persone con un’autostima fragilissima, il cui dolore per anni inascoltato è placato soltanto dalla funzione “sedativa” del cibo stesso.

Il dramma silenzioso
«Chi ne soffre – sottolinea la dottoressa Dalla Ragione, che è anche docente di Disturbi del comportamento alimentare all’Università Campus Bio-Medico di Roma – spesso ci sembra gioviale, allegro con quel peso in più che ci fa pensare a persone amanti della buona tavola. In realtà vive un dramma silenzioso». Dopo una grande abbuffata però nessuna attività fisica, niente vomito, niente fasi di ipercrontrollo tra un 
binge eating e l’altro. Risultato? La persona continua  ad ingrassare, fino a diventare obeso. «È come se l’individuo non riuscisse a fermarsi o a smettere di mangiare, rendendo a volte incomprensibile cosa e quanto si sta mangiando. Tutto questo avviene di nascosto e accompagnato da profondi sensi di colpa».

Cosa fare?
Fondamentale è la capacità dei familiari di captare i primi segnali del disturbo, molte volte scambiato per semplice problema di sovrappeso. Occorre rivolgersi ai centri specializzati sparsi in Italia, mappati dal ministero della Salute e contattabili attraverso l’indirizzo 
www.disturbialimentarionline.gov.it, o al numero verde 800.180969, attivo dal lunedì al venerdì dalla 8 alle 20.

Obesità e bullismo
Non solo adulti. «Sono almeno 300 mila – conclude la psichiatra – i bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni che accusano problemi anche seri con il cibo. Basti pensare che con 1 bimbo su 4 l’Italia è il primo Paese nell’Ue per obesità infantile (35 per cento di bambini obesi al Sud e il 23 per cento nella altre regioni). Solitamente questi bambini finiscono per essere vittime di bullismo e ciò spalanca le porte a diete troppo drastiche, al limite dell’anoressia, o a grandi abbuffate perché per loro il cibo diventa valvola di sfogo (e ingrassano) e quindi un conforto. Gli inglesi lo chiamano comfort-food. Per queste ragioni il Miur e il ministero della Salute promuovono nelle scuole campagne per contrastare fenomeni di bullismo verso chi è diverso, anche solo per caratteristiche fisiche».

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