Aborto, cosa pensano gli italiani della legge 194 del 1978?

Nuovo sondaggio dell'Istituto Swg. Il dibattito resta apertissimo. Anche perché la Chiesa è contraria all’interruzione della gravidanza

aborto

Sono passati più di 40 anni da quando l’aborto è stato regolato dalla legge 194 del 22 maggio del 1978, poi confermata da un referendum nel 1981. L’aborto fu depenalizzato e ordinato, consentendo di interrompere la gravidanza entro il terzo mese. Ma cosa ne pensano gli italiani a distanza di quasi mezzo secolo? L’Istituto Swg ha condotto un un nuovo sondaggio su un campione rappresentativo di 1500 persone maggiorenni.

I risultati
La domanda del sondaggio era la seguente: «Nel 1978 è stata varata in Italia la legge sull’aborto che consente di interrompere la gravidanza entro il terzo mese. Lei ritiene che questa legge sia stata…». La stragrande maggioranza (6 persone su 10) ha risposto che è «una buona legge». Il 23 per cento ha risposto che si tratta di «una buona legge ma che va cambiata», mentre solamente il 14 per cento è convinto che siamo di fronte a «una cattiva legge». Il dato interessante è che, nel corso degli anni, gli italiani hanno sempre di più sostenuto la bontà della legge sull’aborto. Il grafico parla chiaro: nel 1999 solamente il 45 per cento pensava che la legge fosse buona, i numeri si sono alzati 10 anni dopo (2009) raggiungendo il 58 per cento, mentre adesso siamo arrivati al 63 per cento.

La posizione della Chiesa e le reazioni 
Il dibattito sull’aborto, in ogni caso, resta apertissimo. Perché la Chiesa non ha mai nascosto di essere contraria all’interruzione della gravidanza. Di recente, in un lungo discorso, Papa Francesco ha detto: «Un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare? Io vi domando: è giusto fare fuori una vita umana per risolvere un problema? E’ giusto o no? E’ giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Perché è come affittare un sicario». Le reazioni non sono mancate. «Sono un medico, non un sicario», ha detto Silvio Viale, esponente radicale e responsabile del servizio di Day Hospital dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, oltre 3 mila aborti, la metà con la RU486. Forte la reazione dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), tramite la portavoce Adele Orioli: «Sono parole sconcertanti, ma allo stesso tempo non ci stupiscono per niente: è noto che sul corpo e sulle scelte delle donne la Chiesa si è sempre permessa di dire di tutto. E il rivoluzionario papa Francesco non fa alcuna eccezione».