Acqua, l’Italia è il più alto consumatore dell’Unione europea

Nel giorno della giornata mondiale istituita dall'Onu, l'Istat presenta il suo report annuale sul nostro bene più prezioso

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L’acqua è sicuramente il nostro bene più prezioso e, per questo motivo, da non sprecare. Nel giorno della giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’Onu, l’Istat presenta il suo report annuale sulle statistiche idriche relative al nostro Paese. Il volume di acqua prelevato complessivamente per uso potabile dalle fonti di approvvigionamento presenti in Italia è stato, nel 2015, di 9,49 miliardi di metri cubi pari a un volume giornaliero a persona di 428 litri, il più alto nell’Unione europea. Tuttavia, poco meno della metà di questo volume (47,9 per cento) non raggiunge gli utenti finali a causa delle dispersioni nella rete idrica. Inoltre, ogni giorno l’erogazione di acqua potabile è quantificabile in 220 litri per abitante, 21 litri in meno rispetto al 2012.

I dati della ricerca
Nel report l’Istat evidenzia come, nel 2018, il numero di famiglie allacciate alla rete idrica comunale è stato di 24 milioni e 800 mila (95,8 per cento), anche se 7 milioni e 500 mila famiglie non si fidano a bere l’acqua del rubinetto (29 per cento) e 2 milioni e 700 mila famiglie (10,4 per cento) lamentano irregolarità nell’erogazione. Per ogni famiglia la spesa media mensile per l’acqua è stata, nel 2017, di 14,7 euro.
Per quanto riguarda i servizi offerti, le famiglie che si dicono molto soddisfatte sono il 21,3 per cento, quelle abbastanza soddisfatte il 63,3 per cento. Il livello di soddisfazione complessivo è più alto al nord dove comprende nove famiglie su dieci, scende a otto nel centro e al sud e a sette per le isole.
Sul consumo d’acqua, si riscontra come le famiglie in cui almeno un componente beve quotidianamente oltre un litro di acqua minerale sono pari al 63 per cento. Il consumo più elevato si registra nelle Isole (69 per cento), quello più basso al Sud (55,8 per cento). A guidare la classifica delle regioni è l’Umbria con il 71 per cento), mentre in Trentino-Alto Adige si registra il valore più basso (43,7 per cento).
Nel 2017, considerando tutte le famiglie italiane, la spesa media mensile calcolata per il consumo di acqua minerale è stata pari a 11,94 euro, in aumento dell’11,1 per cento rispetto al 2016.

Monitoraggio delle coste
Nel 2017, spiega l’Istat, le coste monitorate per valutare la qualità delle acque di balneazione sono state oltre due terzi (67,8 per cento) del litorale italiano (superiore a 9000 km). Il restante 32,2 per cento è soggetto a divieto permanente perché comprende zone destinate a specifiche attività che ne escludono la balneabilità o presenta rischi di sicurezza per motivi igienico-sanitari.
«In tutte le regioni, ad eccezione del Friuli-Venezia Giulia in cui le aree di balneazione marino-costiere interessano il 42,2 per cento della costa totale regionale, più della metà della linea litoranea è monitorata. L’incidenza è massima in Basilicata (90,8 per cento) e minima in Sicilia (57,8 per cento)». Rispetto al 2016 le variazioni maggiori sono state riscontrate in Sicilia, dove si rileva una diminuzione pari allo 0,6 per cento «di costa soggetta alla Direttiva “Balneazione”. Questo decremento è dovuto principalmente alla chiusura di tratti di costa con presenza di foci o prossimi a torrenti, in ottemperanza alle normative vigenti. In Molise, invece, la riperimetrazione delle acque di balneazione per la stagione balneare 2015 ha prodotto una forte differenza del valore degli ultimi anni rispetto ai precedenti».
Nel 2017, le acque di balneazione con qualità eccellente sono state il 93,1 per cento della costa monitorata, percentuale in leggero calo rispetto al 2016. La Puglia e il Friuli-Venezia Giulia sono le regioni con la quota più alta di costa eccellente monitorata, rispettivamente con il 99,8 per cento e il 99,3 per cento.
Chi fa registrare il maggior aumento di eccellenti livelli di balneazione delle acque sono l’Abruzzo e la Basilicata che, rispetto al 2016, passano dal 76,3 per cento al 79,1 per cento e dal 95,6 al 98 per cento. In entrambi i casi la crescita è dovuta al miglioramento della qualità delle acque monitorate. All’opposto, Sardegna e Molise mostrano il decremento maggiore, pari a oltre due punti percentuali. «Tali riduzioni corrispondono in Sardegna a un aumento delle acque di balneazione insufficientemente campionate (3,1 per cento), in Molise a un numero maggiore di acque con classe sufficiente, a sfavore non solo delle acque eccellenti, ma anche di quelle buone».
È il Lazio a presentare l’incremento complessivo maggiore (dal 55,3 per cento del 2013 al 92,6 per cento nel 2017), anche se in lieve flessione rispetto al 2015 (93,2 per cento).
Infine, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Basilicata possiedono esclusivamente coste eccellenti e buone, mentre la Sicilia ha il 5,2% di acque insufficientemente campionate.

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