Affitti brevi, arriva l’obbligo di denuncia degli ospiti (anche per una notte)

Un articolo del decreto sicurezza – diventato definitivamente legge a inizio dicembre – dà una nuova interpretazione del Testo Unico sulle norme di pubblica sicurezza. Ora, anche chi affitta stanze o appartamenti per periodi inferiori a 30 giorni, dovrà comunicare alla questura (entro 24 ore dall'arrivo) le generalità degli ospiti. Per i trasgressori previsto persino l'arresto.

Affitti brevi

Non solo legittima difesa, lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo, contrasto all’immigrazione irregolare. Il cosiddetto “Decreto Sicurezza” – convertito in legge (n.132/2018) a inizio dicembre – mette mano, indirettamente, anche al settore turistico. Assottigliando, di fatto, la distanza che fino a oggi separava albergatori di professione e host “dilettanti”. L’obiettivo? Fare ordine nella normativa sugli affitti brevi. In che modo? Introducendo l’obbligo di denuncia degli ospiti alle forze dell’ordine. Cosa c’entra la sicurezza? Semplice: chi accoglie in casa estranei per meno di 30 giorni non deve registrare il contratto all’Agenzia delle entrate, con la conseguente assenza di segnalazione alla forza pubblica. Impossibile sapere se dietro quel volto si nasconda una brava persona o qualcuno con la coscienza non proprio a posto.

Ora, però, le cose sono destinate a cambiare. Sufficienti poche righe – quelle dell’articolo 19-bis del decreto sicurezza (nato da un emendamento al testo iniziale) – con cui si procede a una nuova ‘lettura’ del regio decreto n.773 del 1931. Proprio così: il Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps) risale a oltre ottant’anni fa. Certo, nel tempo, ha subìto degli aggiornamenti. Ma il capitolo “affitti brevi” è rimasto sempre escluso. Almeno da norme di rango legislativo. Gli unici tentativi del passato di riempire il buco giuridico in materia risalgono a una circolare del ministero dell’Interno (del 2015) e al decreto legge n.10/2016: la prima estendeva l’obbligo di comunicazione a tutti i tipi di contratti di locazione, anche a quelli temporanei; il secondo prescriveva per gli stessi pure la registrazione. Una circolare ministeriale e un decreto mai convertito: troppo poco per avere effetti certi.

Con l’articolo 19-bis, invece, l’obbligo di comunicare le generalità degli alloggiati anche per le locazioni di breve durata è sancito per legge. Con una procedura simile a quella prevista per gli altri host: entro 24 ore dall’arrivo del cliente (immediatamente per soggiorni inferiori a una notte) si dovrà accedere alla piattaforma “Alloggiati Web” della Polizia di Stato – la stessa usata dagli albergatori tradizionali – e inserire i dati del documento d’identità dell’ospite (per gli stranieri extracomunitari quelli del passaporto). A questo punto, per completare il quadro, serve solo l’aggiornamento da parte delle questure della modulistica per registrare le nuove formule di ospitalità. Una cosa non così scontata: alcuni enti locali, in particolare quelli meta del turismo di massa, hanno già introdotto norme a tutela della concorrenza e della sicurezza (per dare a host e clienti anche maggiori garanzie legali in caso di problemi); ma in qualche regione gli uffici preposti hanno negato la possibilità di mettersi in regola (proprio per la mancanza di istruzioni certe). Con una legge tutto sarà più facile.

I trasgressori? Saranno puniti con l’arresto fino a tre mesi o sanzionati con un’ammenda fino a 206 euro (come previsto dallo stesso Tulps). Un rischio notevole per le migliaia di persone che, specie nell’ultimo decennio, hanno colto al volo le potenzialità del web e dei tanti siti specializzati per affittare una stanza o un appartamento vuoto in maniera intermittente, proprio come i più strutturati bed & breakfast. Difficile sfuggire: l’elenco delle strutture indicato dall’art.109 del Tulps (quello novellato dal decreto sicurezza), a fianco degli esercizi alberghieri veri e propri – compresi campeggi, case vacanza e affittacamere – parla anche di generiche “strutture di accoglienza non convenzionali”, per farvi rientrare praticamente tutte le tipologie di alloggi. Attività che, se gestite con continuità, riescono a fruttare ai proprietari entrate doppie (se non triple) rispetto a quelle derivanti dalle formule di locazione classiche (contratti 4+4 su tutti). Le nuove regole, quindi, potrebbero essere utili a mettere un freno anche al mercato nero, molto diffuso in questo settore.

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