Aggressione ai sanitari, più a rischio medici di pronto soccorso e psichiatri

Un'indagine Anaao Assomed lancia l'allarme su una situazione che definisce «un vero e proprio bollettino di guerra»: ben il 66 per cento dei medici intervistati ha dichiarato di aver subito aggressioni fisiche o verbali

Anaao Assomed, l’associazione di medici e dirigenti del servizio sanitario nazionale, ha condotto un sondaggio, tra aprile e maggio, sulle aggressioni ai sanitari. I risultati? L’associazione li definisce «un vero e proprio bollettino di guerra che mostra un quadro estremamente preoccupante».

L’analisi è stata condotta su 1.280 soggetti con un tasso di risposte crescente all’aumentare dell’età: il 6,67 per cento di età compresa tra 25 e 35 anni, il 21,63 per cento tra 35 e 45 anni; il 27,83 per cento tra 35 e 55 anni e il 43,88 per cento tra 55 e 65 anni. Le donne hanno mostrato maggiore partecipazione dimostrando maggiore sensibilità al problema: 53,95 per cento. «Le regioni di provenienza dei responders rispecchiano la numerosità degli Iscritti Anaao cui è stata destinata l’indagine, con percentuali di risposta che superano il 10 per cento in Emilia Romagna, Piemonte, e Veneto e tra il 5-10 per cento in Campania, Toscana, Lazio e Sicilia», sottolinea l’associazione.


Più colpiti medici di pronto soccorso e psichiatri
Il 65 per cento circa dei partecipanti alla survey ha risposto di essere stato vittima di aggressioni, di questi il 66,19 per cento riferisce aggressioni verbali mentre il 33,81 per cento aggressioni fisiche. Una ulteriore analisi regionale evidenzia che la percentuale di aggressioni sia fisiche che verbali si incrementa al 72,1 per cento nel Sud e nelle Isole.
Dato ancora più allarmante per i medici che lavorano in pronto soccorso e 118 dove le stesse percentuali salgono all’80,2 per cento. Rispetto alle aggressioni fisiche invece particolarmente colpiti sono i medici dei reparti di Psichiatria/Sert (il 34,12% di tutte le aggressioni fisiche) e i medici di Pronto soccorso/118 (il 20,26 per cento di tutte le aggressioni fisiche). Il 23,35 per cento degli intervistati ha risposto di essere a conoscenza di casi di aggressione da cui è scaturita invalidità permanente o decesso. Dalle aggressioni sono scaturiti dai 3 a i 100 giorni di prognosi. Il 70 per cento del campione riferisce di essere stato testimone di aggressioni verso il personale sanitario, «il che fa supporre – commenta l’Anaao – che il fenomeno sia di fatto sottostimato rispetto a quanto emerso a domanda diretta nel sondaggio».

Fattori socio-culturali e definanziamento del sistema
Dall’indagine risulta poi che otre il 50 per cento degli intervistati ignora che le aggressioni dovrebbero essere identificate come evento sentinella dalla propria direzione aziendale come previsto dalla raccomandazione n. 8 del 2007 del ministero della Salute – specifica l’Anaao – mentre il 18 per cento asserisce che addirittura non vengono riconosciute. Le cause delle aggressioni per i medici coinvolti nell’indagine sono da riferire a fattori socio-culturali per il 37.2 per cento, definanziamento del servizio sanitario per il 23,4 per cento, carenze organizzative per il 20 per cento, carenze di comunicazione per l’8,5 per cento. Le risposte più frequenti per chi ha risposto altro sono tutte le precedenti.

Da segnalare che più di un responders dichiara che l’aggressione verbale è provenuta da un collega sul posto di lavoro. «Sorprendenti» definisce poi Anaao, le risposte all’ultimo quesito inerente il ruolo del sindacato come tutore della sicurezza degli operatori: il 56,4 per cento non sa se il problema viene trattato ai tavoli sindacali, mentre il 30,8 per cento è convinto che esso non venga mai discusso.

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