Agricoltura e allevamento, siamo al collasso: Italia compresa

Lo dice la Fao illustrando prove preoccupanti rispetto al danno irreversibile e catastrofico sulla biodiversità del nostro pianeta. Slow Food e Coldiretti confermano i dati e indicano la via d'uscita

agricoltura e allevamento

Agricoltura e allevamento sono allo sbando a livello mondiale. E anche l’Italia ha i suoi problemi. Enormi problemi. La Fao, di recente, ha pubblicato un rapporto sulle biodiversità, che denuncia, tra le altre cose, la riduzione delle coltivazioni e delle razze da cui dipende la nostra alimentazione, la distruzione di habitat e terre destinate alle coltivazione e la gestione insostenibile delle risorse naturali. Alimentazione significa salute. L’allarme rosso riguarda il futuro della collettività. Secondo Slow Food, si hanno a disposizione solamente 10 anni di tempo per invertire lo stato attuale delle cose o si rischia un collasso totale e irreversibile. Come? Rinforzando le conoscenze e le tecnologie moderne con i saperi tradizionali, ridefinendo il nostro approccio all’agricoltura e alla produzione di cibo, ponendo la tutela della biodiversità e l’ecologia al centro delle agende politiche.  

In Italia
Secondo uno studio della Coldiretti, s
ono scomparse dalla tavola 3 varietà di frutta su 4 nell’ultimo secolo anche per effetto dei moderni sistemi della distribuzione commerciale che privilegiano le grandi quantità e la standardizzazione dell’offerta. Nel dettaglio: dalle 8 mila varietà di frutta si è passati a poco meno di 2 mila e di queste ben 1.500 sono considerate a rischio di scomparsa. Anche il settore allevamento è in caduta libera. Del resto, nell’ultimo decennio sono scomparsi 1,7 milioni tra mucche, maiali, pecore e capre. Tantissime le razze a rischio estinzione. Questi dati negativi sono legati soprattutto ai problemi legati alla montagna e alle aree interne più difficili, dove mancano condizioni economiche e sociali minime per garantire la permanenza di pastori e allevatori. 

Il parare degli esperti
«Sono anni che Slow Food denuncia questi pericoli e ogni tanto abbiamo avuto la sensazione di predicare nel vuoto. Oggi la situazione sta cambiando, ci pare che la gente sia più sensibile, ma forse non ci si rende conto della gravità del problema: un conto è una perdita, un conto è un collasso catastrofico. Dobbiamo sperare di essere ancora in tempo evitare questa estinzione di massa ma abbiamo bisogno dell’impegno di tutti, non solo della Fao e di Slow Food, ma di tutta la gente di buona volontà» ha detto Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food. «La biodiversità non è solo un valore ambientale ma anche economico. La distintività è un motore di sviluppo per le imprese del Made in Italy», ha affermato Ettore Prandini, presidente della Coldiretti.

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