Agricoltura, ufficiale: possono entrare in Italia 18 mila migranti per lavoro

Il provvedimento del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale, è firmato dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti

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Il decreto flussi 2019 parla chiaro: potranno entrare in Italia 30.850 lavoratori non comunitari. Nel dettaglio: per motivi di lavoro subordinato non stagionale e di lavoro autonomo, gli stranieri ammessi sono 12.850; per motivi di lavoro subordinato stagionale nei settori agricolo e turistico-alberghiero, la quota sale è di 18 mila unità. Il provvedimento che regola l’arrivo della manodopera straniera è stato pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale. E’ del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ed è firmato dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti.  

Tra campi e pascoli
Nel settore agricoltura, dunque, scatta la corsa degli extracomunitari: si tratta del settore con maggiori opportunità occupazionali, in particolare nelle grandi campagne di raccolta delle principali produzioni Made in Italy. Si va dalla frutta alla verdura, dai fiori al vino fino, ma anche negli allevamenti. 

Africa ma non solo
Le domande telematiche di ingresso, attraverso il sistema attivo sul sito del Ministero dell’Interno, possono essere presentate dal 24 aprile fino al 31 dicembre 2019. La quota riguarda lavoratori subordinati stagionali di Albania, Algeria, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Macedonia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina.

Numeri e parere
Secondo la Coldiretti, in totale fra stagionali e permanenti sono 345mila i lavoratori stranieri impiegati in agricoltura, per un totale di giornate di occupazione pari a 29.437.000. «Adesso occorre fare presto con l’iter burocratico sia in Italia che nei nostri consolati all’estero al fine di consentire alle imprese di poter assumere il personale nel momento del bisogno – spiega la Coldiretti – i lavoratori immigrati sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte fino agli allevamenti da latte in Lombardia dove a svolgere l’attività di bergamini sono soprattutto gli indiani, mentre i macedoni sono coinvolti principalmente nella pastorizia».