Agroalimentare, per Fao e Ocse il calo demografico farà rallentare la richiesta di cibo

Nel rapporto ‘Prospettive agricole Ocse-Fao 2018-2027’ elaborato da Fao ed Ocse si prevede che la diminuzione della popolazione del pianeta porterà ad una contrazione dei consumi dei prodotti agroalimentari nei prossimi dieci anni. I rischi per gli agricoltori, i pescatori e gli allevatori dei paesi in via di sviluppo e la necessità di mercati aperti e senza dazi

agroalimentare

Il momento d’oro dell’agricoltura, che nel 2017 ha toccato l’apice della produzione globale, cereali in testa, è destinato nel prossimo decennio ad un brusco rallentamento per il calo demografico in atto in tutto il mondo. Inevitabili saranno quindi le ripercussioni sui prezzi di diversi prodotti alimentari, destinati a diminuire o, perlomeno, a rimanere agli stessi livelli attuali da qui al 2027.

Sono dati e ipotesi elaborati dalla Fao e dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, e contenuti nell’ultimo rapporto “Prospettive agricole Ocse-Fao 2018-2027“, un lavoro che analizza la produzione agroalimentare globale da cui emerge un fatto inedito nel rapporto necessità-costo del cibo: la popolazione mondiale ha smesso di crescere e i prezzi per l’approvvigionamento dei beni di prima necessità non subiranno incrementi nel breve periodo. Un elemento a prima vista positivo ma che ha, come rovescio della medaglia, l’esigenza di vigilare sul mercato agroalimentare per non svilire e vanificare il lavoro di contadini, pescatori e allevatori.

Stagnazione dei consumi alimentari
Meno persone da sfamare, meno prodotti alimentari. Si può ridurre a questa equazione il risultato dell’analisi condotta da Fao e Ocse per il mercato agroalimentare del prossimo decennio, condizionato appunto dal rallentamento della crescita demografica che influenzerà la domanda globale di prodotti agricoli e alimentari in genere.

Il rapporto, presentato a Parigi dal segretario generale dell’Ocse, Angel Gurría, e dal direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, prevede che nel prossimo decennio avremo quindi una stagnazione del consumo pro capite di alimenti di base, associato ad un declino graduale dei tassi di crescita della popolazione globale. Di conseguenza, ci si aspetta che una frenata della domanda di cereali, carne e farina proteica utilizzata nei mangimi, mentre il commercio agricolo e ittico crescerà di circa la metà rispetto al decennio precedente. Con alcuni interessanti distinguo in ambito commerciale: le esportazioni nette di prodotti alimentari aumenteranno in paesi e regioni ricchi di terra, in particolare le Americhe; i paesi che invece continuano a registrare un’elevata crescita demografica, come il Medio Oriente e il Nord Africa, l’Africa subsahariana e l’Asia, vedranno aumentare le importazioni nette.

Mercati aperti per affrontare le sfide della sicurezza alimentare
Entrando nel vivo dei numeri del rapporto “Prospettive agricole Ocse-Fao 2018-2027”, emerge che la produzione agricola globale ha raggiunto livelli record nel 2017 per la maggior parte dei cereali, tipologie di carne, latticini e pesce, mentre i livelli delle scorte di cereali sono saliti ai massimi storici.

Un importante salto quantitativo, sebbene strutturato a macchia di leopardo nei vari continenti, cui dovrà seguire un’evoluzione qualitativa che la Fao e l’Ocse intendono tecnologicamente sollecitare ed accompagnare, in un quadro di politiche commerciali aperte e con pari opportunità per gli imprenditori agricoli, i pescatori e gli allevatori.

«La rivoluzione verde del secolo scorso ha migliorato notevolmente la capacità del mondo di sfamarsi, ma ora serve una rivoluzione della sostenibilità – ha affermato il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, a margine della presentazione dello studio -. Abbiamo infatti bisogno di adottare sistemi alimentari che offrano cibo sano e nutriente, preservando anche l’ambiente e la biodiversità».

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

otto − 2 =