Al G7 prove di accordo fra Usa ed Europa sulla web tax  

di Massimo Germinario

Un piccolo giallo – probabilmente dovuto a un eccessivo ‘entusiasmo’ del padrone di casa, il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire- ha scandito la conclusione del G7 dei ministri delle Finanze a Chantilly. Commentando nella confereza stampa finale il dialogo fra Usa ed Europa sulla tassazione internazionale, e in particolare la web tax, Le Maire aveva infatti usato il termine ‘accordo’ che immediatamente ha fatto pensare a un compromesso raggiunto con Washington a pochi giorni dalla ritorsione annunciata proprio contro la Francia, dopo il varo della tassa sui colossi digitali, vissuta dagli usa come un attacco diretto.  

La realtà emersa subito dopo è piuttosto differente e racconta di una disponibilità di massima: insomma sul varo di una web tax non c’è “nessun preaccordo ma solo binari per negoziati condivisi” sul tema. Sulla tassazione dei colossi del web, insomma, “resta l’opposizione degli Usa”: e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin a fine vertice ha sottolineato come su questo punto “sono stati fatti passi in avanti significativi ma c’è ancora del lavoro da fare”.  

Più concreti i passi in avanti sulla imposizione fiscale alle imprese multinazionali, con un accordo sul fatto che la definizione di un livello minimo di tassazione “contribuirebbe ad assicurare che le imprese paghino una quota giusta di tasse”. Un dialogo che parte dal G7 e proseguirà in sede di G20 con in primi risultati attesi già a gennaio 2020. 

Nessun dubbio, come previsto, invece sui paletti da porre a Libra, la valuta digitale promossa da Facebook. A dare il senso dell’inquietudine che ministri e banchieri centrali – ‘garanti’ della finanza tradizionale – davanti a questa nuova realtà, le parole del documento finale in cui si esprimono “forti preoccupazioni regolatorie e sistemiche” legate allo sviluppo delle monete digitali, con “problematiche che vanno risolte prima che tali progetti possano essere implementati”. Anche se i grandi dell’Economia riconoscono il possibile impatto (questo sì, positivo) di Libra sui costi e l’efficienza dei sistemi di pagamenti tradizionali, con ricadute su rimesse verso i paesi in via di sviluppo più veloci ed economiche, un aumento della concorrenza e una maggiore inclusione finanziaria.  

Comunque una valuta che finora esiste solo sulla carta (o meglio sul web) è riuscita a spaventare i grandi dell’economia facendogli evocare addirittura rischi “al funzionamento del sistema monetario internazionale”, con timori per cyber-attacchi, riciclaggio di denaro e finanziamento al terrorismo dall’adozione di una moneta che – parola di Le Maire – “non deve diventare sovrana”. 

Il G7 che prometteva di lavorare ‘per un capitalismo più giusto’, comunque , si è chiuso con l’impegno a “operare insieme per un modello economico più inclusivo, eguale e sostenibile” . Che poi questo passi attraverso il blocco di Libra e un lento cammino verso un’armonizzazione delle tassazioni (web o no) è ancora tutto da dimostrare. In ogni caso, a differenza degli ultimi vertici, gli Stati Uniti non si sono chiamati fuori da alcun punto del documento finale. E questo è comunque un piccolo successo della presidenza francese. 

(Fonte: Adnkronos)

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