Alan Kurdi, Salvini scrive a Berlino  

La nave Alan Kurdi della Sea-Eye ha recuperato 65 persone che si trovavano a bordo di un canotto, in un’operazione di soccorso a 34 miglia dalle coste della Libia. Secondo la Ong tedesca, che fa base a Regensburg in Baviera, il soccorso è avvenuto in acque internazionali: l’organizzazione ha anche riferito di avere informato le autorità libiche, italiane, maltesi e tedesche. A loro volta, le autorità tedesche hanno informato il ministero degli Esteri di Berlino.  

Chi manovrava l’imbarcazione “ha tentato di sfuggire alla Alan Kurdi nel timore che si trattasse di una nave della guardia costiera libica”. Secondo le prime testimonianze, il gommone era in viaggio da diverse ore. “Le persone a bordo sono state incredibilmente fortunate: la possibilità di essere rintracciati con il binocolo nelle ore del mattino è trascurabile. Senza un telefono abilitato al Gps e con conoscenze nautiche di base, questi giovani probabilmente non avrebbero raggiunto un luogo sicuro e sarebbero scomparsi in mare” ha detto Gorden Isler, capo della missione della Alan Kurdi. 

LA LETTERA DI SALVINI – “Dall’evolversi della situazione, parrebbe trattarsi dell’oramai consueto modus operandi esercitato dalle imbarcazioni di Ong nel Mediterraneo che, conducendo operazioni in aree marittime di competenza di altri Paesi, si dirigono successivamente per lo sbarco verso le coste italiane. L’Italia, pur continuando a rispettare la normativa sovranazionale e a difendere responsabilmente le frontiere europee a beneficio di tutti gli Stati Membri dell’Ue, non intende più essere l’unico ‘hotspot dell’Europa’”: inizia così la lettera inviata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini al collega Horst Seehofer, ministro federale dell’Interno tedesco. 

“Ritengo necessario ed urgente – si legge – che la Germania intervenga nei confronti della nave ‘Alan Kurdi’ e del suo comandante affinché, nel doveroso esercizio della Vostra e loro responsabilità, sia assicurato alle persone a bordo il rapido sbarco in apposito luogo. Luogo che, come discende logicamente dalle considerazioni fin qui svolte, non potrà essere identificato nell’Italia, neppure ai fini di una prima accoglienza, in vista di una successiva, ipotetica operazione di redistribuzione delle persone a bordo del natante verso altri Stati”. 

(Fonte: Adnkronos)