Allarme Onu, l’inquinamento atmosferico causa 5 decessi al secondo

Inoltre, secondo il rapporto sull'ambiente dell'organizzazione, il Global Environmental Outlook, un quarto delle malattie del Pianeta dipende dalle contaminazioni ambientali

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La nostra salute è legata all’ambiente che ci circonda. Più quest’ultimo risulterà inquinato, peggiori saranno le nostre condizioni di vita. È questo il dato che emerge dal sesto rapporto dell’Onu sull’ambiente, il Global Environmental Outlook (Geo) presentato a Nairobi. Più di un quarto delle malattie e dei decessi nel mondo dipendono dall’inquinamento e se la situazione non cambierà il dato potrebbe peggiorare.Inoltre, come riporta l’Ansa, un altro dato preoccupante è quello fuoriuscito alcuni giorni fa a Ginevra, nel corso delle discussioni relative alle conseguenze che derivano dai cambiamenti climatici: per colpa dell’inquinamento atmosferico, infatti, morirebbe una persona ogni 5 secondi, pari a circa 800 decessi all’ora, tanto che David Boyd, esperto Onu per i diritti umani e l’ambiente, ha dichiarato che «l’umanità sta per causare la sesta estinzione di massa nel mondo». Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Belluno, dove si è recato per incontrare i cittadini colpiti dai gravi danni provocati dal maltempo lo scorso ottobre, ha ricordato come «gli sforzi compiuti nelle diverse conferenze internazionali, che si sono succedute, hanno, sin qui, conseguito risultati significativi ma parziali e ancora insufficienti. Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale, per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello planetario».

I dati del rapporto
Secondo lo studio Geo, presentato dall’Onu a Nairobi, elaborato da 250 scienziati ed esperti da più di 70 Paesi, se nei prossimi anni non verrà drasticamente aumentata la tutela ambientale, in Asia, Medio Oriente e Africa potrebbero verificarsi milioni di morti premature entro la metà del secolo. «Gli esperti – si legge in una nota – avvertono che gli inquinanti nei nostri sistemi di acqua dolce vedranno la resistenza antimicrobica diventare una delle principali cause di morte entro il 2050 e gli interferenti endocrini avranno un impatto sulla fertilità maschile e femminile così come sul neurosviluppo dei bambini».
Fortunatamente, siamo a disposizione delle conoscenze e della tecnologia necessarie per cercare di porre rimedio a questa situazione anche se, specifica il rapporto Onu, manca ancora un sostegno sufficiente da parte dei leader pubblici, economici e politici che si aggrappano a modelli obsoleti di produzione e sviluppo. Come spiega Joyce Msuya, direttore esecutivo facente funzione di Un Environment, ci troviamo di fronte ad un bivio: «Continuiamo sulla nostra strada attuale che porterà ad un futuro tenebroso per l’umanità o ci concentreremo su un percorso di sviluppo più sostenibile? Questa è la scelta che devono fare i nostri leader politici, ora».

Le possibili soluzioni
La proiezione di un futuro pianeta sano con persone sane si basa su un nuovo modo di pensare dove il modello “crescere ora, ripulire dopo” si è trasformato in un’economia a “rifiuti quasi zero” entro il 2050.
Nel rapporto si fa presente che investimenti green pari al 2 per cento del Pil dei Paesi produrrebbero una crescita a lungo termine più elevata di quella prevista attualmente, ma con un minor impatto da cambiamenti climatici, scarsità d’acqua e perdita di ecosistemi.
Tra le possibili soluzioni da adottare il rapporto consiglia l’adozione di diete a basso contenuto di carne e la riduzione degli sprechi alimentari. Questo ridurrebbe la necessità di aumentare la produzione alimentare del 50 per cento destinata a nutrire i 9-10 miliardi di persone stimate nel 2050.
Attualmente, nel mondo, il 33 per cento del cibo viene sprecato e il 56 per cento avviene nei Paesi industrializzati.
Infine, il rapporto richiede anche un’azione per frenare ogni anno il flusso degli 8 milioni di tonnellate di inquinamento plastico che si riversano negli oceani.

Difendere il Pianeta è una necessità
Il tema della tutela dell’ambiente è stato anche oggetto di un sondaggio realizzato dall’Istituto Swg. Per la maggior parte degli intervistati, il 66 per cento, proteggere il nostro Pianeta dall’inquinamento è una necessità (con un + 7 per cento rispetto al 2011); il 19 per cento, invece, crede che sia un valore (ma questa scelta diminuisce dell’8 per cento rispetto al 2011); per l’11 per cento si tratta di una speranza poco compatibile con lo sviluppo economico (+ 4 per cento dal 2011) e, infine, il 4 per cento ritiene che sia soltanto una moda (ma la percentuale si è ridotta del 3 per cento dal 2011).

allarme Onu
(Fonte: https://www.swg.it/politicapp)

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