Lavoro, donne più brave degli uomini ma penalizzate nella carriera

Nel percorso di studi le quote rosa prendono voti alti, ci mettono poco tempo a dare gli esami, ma guadagnano meno dei maschi. Lo dice il rapporto di Almalaurea

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Il rapporto 2018 sul profilo dei laureati di Almalaurea parla chiaro: le donne si laureano in corso più degli uomini, hanno voti più alti sul libretto, ma nel mondo del lavoro sono più penalizzate rispetto al sesso maschile, soprattutto se hanno uno o più figli. Ecco il primo dato che fotografa la situazione: la quota delle donne che si laureano in corso è pari al 53,1 per cento (è del 48,2 per cento per gli uomini) con un voto medio di laurea uguale a 103,5 su 110 (è del 101,6 per gli uomini). Insomma, le quote rosa comandano quando si tratta di stare sui libri, di aprire la mente e apprendere. Le donne, del resto, si iscrivono all’università spinte da forti motivazioni culturali (33,3 per cento rispetto al 28,7 per cento degli uomini) e hanno svolto un buon numero di tirocini e stage riconosciuti dal proprio corso di laurea, il 61,4 per cento rispetto al 52,6% dei maschi. Le laureate, inoltre, provengono in misura maggiore da contesti familiari meno favoriti sia dal punto di vista culturale che socio-economico. Così il 27,0 per cento delle donne ha almeno un genitore laureato rispetto al 33,2 per cento dei maschi.  

Il risvolto della medaglia
Le donne laureate, secondo Almalaurea, sono più penalizzate sul lavoro se hanno figli. Il forte divario in termini occupazionali, contrattuali e retributivi tra uomini e donne, infatti, aumenta in presenza di figli. Il differenziale occupazionale a cinque anni dalla laurea sale addirittura a 24,5 punti percentuali tra quanti hanno figli: isolando quanti non lavoravano alla laurea, il tasso di occupazione risulta pari al 90,2 per cento per gli uomini, rispetto al 65,7 per cento per le donne. Anche nel confronto tra laureate, chi ha figli risulta penalizzata: a cinque anni dal titolo il tasso di occupazione delle laureate senza prole è pari all’84,1 per cento, con un differenziale di 18,4 punti percentuali rispetto alle donne con figli. Ma anche in termini contrattuali si osservano differenze rilevanti: tra quanti hanno figli e non lavoravano alla laurea, i contratti alle dipendenze a tempo indeterminato riguardano il 58,3 per cento degli uomini e il 43,5 per cento delle donne.

Stipendio al ribasso
Inoltre, tra i laureati con figli il differenziale retributivo sale al 28,5 per cento, sempre a favore degli uomini, che percepiscono 1.734 euro rispetto ai 1.350 delle donne (in tal caso si considerano quanti hanno iniziato l’attuale lavoro dopo la laurea e lavorano a tempo pieno). In generale, sempre secondo i dati di Almalaurea, le donne risultano leggermente meno soddisfatte del proprio lavoro; in particolare, a cinque anni dalla laurea sono meno gratificate dalle opportunità di contatti con l’estero, dalle prospettive di guadagno e di carriera e dalla stabilità e sicurezza del lavoro.