Ambiente, gli esempi vincenti di Zero Sprechi: dai vestiti fino ai bicchieri

Amici della Terra Italia Onlus ha lanciato un sito-contenitore di best practices: brillano 17 progetti di stratup o di aziende già affermate

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L’ambiente va protetto con ogni mezzo. Anche e soprattutto attraverso la conoscenza, la condivisione e gli esempi positivi da mettere in vetrina. Ci ha pensato Amici della Terra Italia Onlus, associazione ambientalista riconosciuta dal ministero dell’Ambiente e attiva in tutta Italia dal 1978. E’ stato lanciato ufficialmente, infatti, il sito zerosprechi.eu, un vero e proprio contenitore nato per «offrire spunti concreti e per favorire una miglior politica di gestione integrata e valorizzazione delle risorse capace di contribuire alla promozione di  meccanismi virtuosi di economia circolare in Italia». L’iniziativa è stata presentata presso la Camera dei deputati in settimana. «Il passaggio dal concetto di rifiuto a quello di risorsa è la missione straordinaria che dobbiamo abbracciare per il futuro delle nuove generazioni e, pertanto, pone il tema di una concreta interconnessione tra politiche dell’istruzione e temi ambientali», ha detto la sottosegretario all’Ambiente Vannia Gava.

Il sito
Interessantissima la sezione dedicata alle best practices, dove brillano 17 progetti che sono passati realmente dalla teoria alla pratica, impattando in maniera positiva sull’ambiente. Ogni progetto ha una scheda personale: si va da piccole realtà a super aziende, da startup a imprese più che affermate. Denominatori comune? Recuperare la materia, evitare l’emissione di gas serra, risparmiare sui costi ma anche sull’energia. Vediamo un paio di storie vincenti tratte dal progetto “Zerosprechi – Verso l’economia circolare”.

Il riutilizzo e lo scambio di vestiti: Armadio Verde
L’idea alla base dell’azienda è nata da due coniugi milanesi quando si sono resi conto che gli abiti dei bambini rimangono spesso come nuovi e possono quindi essere scambiati tra genitori, per evitare sprechi e risparmiare denaro. Inizialmente aprirono una serie di negozi a Milano, ma decisero poi di autofinanziarsi con 100 mila euro per portare tutto il business online e permettere all’intero territorio nazionale di usufruire del servizio. Armadio Verde è stata così una tra le prime aziende in Italia, nel settore abbigliamento, ad adottare un modello di condivisione e scambio seguendo il principio della “sharing economy” e trasformando un problema in opportunità economica, con benefici ambientali per il sistema ed economici per le famiglie. La start-up ha conquistato fin da subito la fiducia di molti finanziatori che hanno investito nell’azienda permettendole di espandersi anche ai capi di abbigliamento da donna e portando i capi scambiati da 9 mila nel 2015 a più di 100 mila nel 2017.Il settore dei capi da donna ha sperimentato una rapida crescita infatti, sebbene sia stato introdotto successivamente, rappresenta ad oggi già il 50 per cento delle vendite. Il funzionamento del servizio è molto semplice e permette, dopo l’iscrizione al sito, di inviare i propri vestiti non più indossati. Lo staff di Armadio Verde provvede a verificare le condizioni degli abiti ricevuti, assegnando un’etichetta con le informazioni sulla marca, la taglia e la composizione. Successivamente, se valutati idonei, gli abiti vengono fotografati e valutati assegnando dei crediti in stelline che funzioneranno sul sito come moneta di scambio. La scelta di un nuovo vestito avviene direttamente online nel sito di Armadio Verde, all’interno di un catalogo che contiene circa 50 mila capi differenti, aggiornati quotidianamente (pubblicati quasi 1000 al giorno). Ulteriore incentivo allo scambio è la mancanza di spese di spedizione che sono a carico di Armadio Verde. I vestiti che non vengono condivisi nella piattaforma a causa di piccoli difetti (attualmente tra gli 800 e i 1000 capi al giorno, 21,9 tonnellate per il solo 2017), vengono donati da Armadio Verde in beneficienza, grazie alla partnership con l’associazione Humana.

La vita più lunga dei bicchieri: re-drink
Nel 2016, il titolare di un’azienda del modenese (Nitty-Gritty, attiva sul mercato da oltre 20 anni, con clienti in tutto il mondo e una grande propensione alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni capaci di salvaguardare la salute dei lavoratori) si trova per l’ennesima volta davanti alla montagna di bicchieri di plastica che fuoriescono dal cestino dell’area relax e si domanda: ma questi bicchieri dove finiscono? Ma davvero non si può fare niente per evitare questo spreco? In qualche mese, con il proprio team di ingegneri studia, brevetta e realizza una possibile soluzione: un semplice ed economico copri bicchiere al quale agganciare il bicchiere in plastica per proteggerne il contenuto e permetterne il riutilizzo. Così nasce re-drink. Un coperchio colorato al quale agganciare il comune bicchiere in plastica per progettarne il contenuto e permetterne il riutilizzo. Il passo successivo è stato quello di iniziare la sperimentazione. Ovviamente l’azienda Nitty-Gritty è stata la capofila, ma si sono aggiunti anche asili e un’altra azienda. Sebbene sia un progetto ancora giovane, i risultati sono già stati evidenti. Il consumo di bicchieri e quindi la produzione di rifiuti, si è ridotta drasticamente in tutti i luoghi di sperimentazione, permettendo un risparmio economico e un miglioramento notevole dell’impatto ambientale.

 

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