Ambiente, il clima ci ucciderà? «Tempo due generazioni…»

Walter Ricciardi, presidente dell'Istituto superiore di sanità: «I nostri figli e i nostri nipoti corrono il rischio di non poter stare all'aria aperta»

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La sabbia nella clessidra scappa via veloce. Il tempo è nemico dell’umanità se si prendono in considerazione i cambiamenti climatici, a partire dal riscaldamento globale che sta colpendo in maniera piuttosto uniforme il pianeta. Italia compresa. L’ambiente che ci circonda, del resto, sta mutando rapidamente. Si stima che nel nostro Paese, entro l’anno 2100, i giorni di ondata di calore aumenteranno in modo esponenziale, passando da 75 fino a 250. Traduzione: minimo 8 mesi l’anno di supercaldo con conseguenti carenze idriche, abbassamento della qualità delle acque, alluvioni, inondazioni, incendi, perdita progressiva di terra coltivabile e tanto altro. «Ci restano solo due generazioni. Tra due generazioni i nostri figli e i nostri nipoti corrono il rischio di non poter stare all’aria aperta. Di abitare un pianeta non vivibile a causa dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento. Già oggi le morti in Europa legate ai cambiamenti climatici sono migliaia l’anno, ma saranno milioni nel prossimo futuro. Il quadro è inquietante. Rischiamo di avere, anziché pochi giorni, anche 250 con temperature particolarmente forti. E questo renderebbe difficile vivere…», è l’allarme lanciato da Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità, interventuto al primo Simposio internazionale Health and Climate Change di Roma che mira a realizzare la prima Carta internazionale su clima e salute (i lavori si chiudono il 5 dicembre).   

I bambini sono a rischio
L’ambiente è direttamente legato alla salute delle persone. Lo dice la scienza. Rischiano di ammalarsi gli adulti (patologie infettive e psicologiche), ma soprattutto i bambini, i più vulnerabili rispetto ai cambiamenti climatici. Perché nei più piccoli alcuni organi e apparati, come per esempio l’apparato respiratorio o il sistema di termoregolazione, sono ancora in via di sviluppo e perché in generale è ancora in corso lo sviluppo fisico, mentale e cognitivo. Senza calcolare i danni collaterali sulla mente di chi è più fragile: depressione, stati di ansia, insonnia, paure e malesseri psichici generalizzati. «Sono 7 i milioni le persone che ogni anno, secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, moriranno, nei prossimi 20 anni per conseguenza del cambiamento climatico e dell’inquinamento atmosferico – continua il presidente Ricciardi – Di queste morti, 250 mila saranno direttamente legate al clima. E soltanto nel nostro Paese, già oggi il 12 per cento dei bambini ospedalizzati vengono ricoverati proprio per problemi respiratori legati all’inquinamento. E abbiamo la certezza che tutto questo, senza interventi decisi, peggiorerà». 

Il consiglio
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Questa è una giornata molto importante – chiude Ricciardi – perché per la prima volta la comunità scientifica, che ormai da tempo concorda nel ritenere tra i problemi sanitari più rilevanti gli effetti del clima sulla salute, si riunisce per indicare le azioni prioritarie che devono essere messe in atto sulla base delle evidenze scientifiche. Cambiare rotta è diventata la vera emergenza e la vera sfida. La comunità scientifica oggi ha fatto un primo passo per condividere questa consapevolezza e farla diventare una responsabilità e un impegno comune. Questa sfida si vince con la collaborazione di tutti. Dai decisori politici al mondo industriale, a quello dell’educazione e attraverso i nostri atti quotidiani. C’è bisogno di tutti». Intanto in Polonia è entrata nel vivo la Conferenza internazionale sul clima Cop24,  promossa dalle Nazioni Unite. La Banca Mondiale ha fatto sapere che stanzierà fondi per per 200 miliardi per il periodo compreso tra il 2021 e il 2025. Una cifra raddoppiata rispetto al recente passato. Se è troppo tardi o no lo scopriremo tra qualche anno. Questione di tempo…

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