Amianto, la fibra killer non si ferma: ecco la nuova mappatura

Fabrizio Protti: «Spesso si mette davanti il problema delle risorse mancanti per non fare niente. Questo non è vero. Si può fare tanto, tantissimo, serve solamente una corretta informazione»

L’amianto uccide ancora in Italia. La fibra killer, messa al bando 26 anni fa e che in passato veniva utilizza anche per filtrare il vino, resta un grande  problema da risolvere. Se ne è discusso stamattina nella Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto (Camera dei Deputati), dove è andato in scena il convegno “Mappatura Amianto: la soluzione. Lo stato dell’arte e i processi innovativi per la realizzazione e la gestione puntuale”. L’incontro è stato organizzato dallo Sportello Nazionale Amianto insieme al gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle, rappresentato in primis da Alberto Zolezzi, deputato pentastellato in commissione Ambiente e in commissione Ecomafie. Sono interventi anche sindaci, sindacalisti e altri esponenti della politica.  Lo Sportello Nazionale Amianto, nel corso del convegno, ha presentato un nuovo software che mappa l’Italia incrociando decine di dati e nuove segnalazioni. La strada è ancora in salita. L’amianto si trova ovunque, dal nord al sud. Inoltre, mancano dei piani di smaltimato a livello regionale. Insomma, la fibra killer è ancora lì a minacciare la salute dei cittadini e di conseguenza l’ambiente. Momento Italia ha intervistato in esclusiva Fabrizio Protti, il numero uno di Sportello Nazionale Amianto.          

Quanto è stato importante affrontare il problema amianto alla Camera?
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Questo è un luogo simbolo, quindi è evidente che aiuta, ma aiuta soprattutto nel coinvolgimento istituzioni-enti privati. Che poi possono essere sia enti associativi che aziende. E’ un po’ tutto paradossale: della mappatura se ne parla da 26 anni, dalla messa al bando. I dati in alcuni casi ci sono, ma non comunicano. Questo software che abbiamo creato non fa altro che fare uno più uno. Ma c’è anche la difficoltà nel fare uno più uno. Perché l’uno dell’azienda sanitaria, ad esempio, è diverso da quello dell’azienda per la tutela dell’ambiente. Noi però abbiamo fatto vedere che si può fare, che si può comunicare. Questo ha restituito una fotografia impietosa. Ed era giusto renderla nota in una sede di Stato. Il privato che si è messo a disposizione  – in primis lo Sportello Amianto e poi lei stesse aziende – ha fatto un enorme lavoro. E’ stato fatto con costi decimali rispetto a quello che lo Stato dichiara, lo sta mettendo a disposizione e lo Stato non lo ascolta. Perchè? Basti pensare alla regione Lombardia che ha stanziato 400 mila euro per far capire ad Arpa come far comunicare i dati. Noi abbiamo fatto lo stesso lavoro spendendo molto meno e comprendo tutta Italia. Quali sono i criteri per assegnare questi soldi?» 

Come è nato lo Sportello e come funziona?
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Lo Sportello è nato due anni fa. E’ nato per un’esigenza di comunicazione raccolta da alcuni sindaci dei piccoli comuni. L’Italia ha 8.003 comuni. Quelli medi e piccoli sono l’80 per cento. Di solito non hanno le competenze e nemmeno le risorse per formare personale. Le associazioni invece hanno accumulato delle competenze scientifiche sentendo il problema sulla propria pelle. Noi le abbiamo messe insieme, strutturando un sistema di associazionismo etico, quindi non facendo entrare nel nostro circuito nessuna associazione che lontanamente possa avere un’idea di un business privato alle spalle. Queste associazioni mettono a disposizioni alcuni loro esperti. Lo Sportello ha le stesse funzioni del 118. Chiama chiunque, l’operatore risponde e risolve i quesiti chiedendo alle associazioni. Cosa che il Comune da solo non potrebbe mai fare». 

L’amianto si può eliminare completamente dall’Italia o è una battaglia persa?
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Diciamo che le scadenze sono state annunciate più volte e mai rispettate. La scadenza del 2020 è domani e non c’è nulla. L’amianto si deve abbattere. Gli strumenti per abbatterlo ci sono, lo Stato non si è dimostrato all’altezza per farlo da solo. Forse perchè ha altre priorità. Noi, come associazionismo privato etico,  ci siamo messi a disposizione. Oggi abbiamo creato 400 sportelli amianto e stiamo crescendo giorno dopo giorno. Lo Stato dovrebbe essere stato sociale e collaborare con il privato, come con le scuole». 

Mancano le risorse?
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Io ritengo che le risorse in parte ci sono ma devono essere ben strutturare. Per lo smaltimento dell’amianto il privato cittadino oggi ha a disposizione il credito d’imposta e l’ecobonus, mentre le aziende hanno addirittura l’iper e il super ammortamento già nella vecchia finanziaria. Hanno la possibilità di smaltire a costi decisamente limitati. Un servizio di networking può abbattere ancora di più i costi. Sì, è vero, le risorse servono, ma soprattutto per quanto riguarda la sanità. L’amianto è un problema sanitario, l’ambiente viene dopo. Quantificare quante risorse servono non è facile. Spesso si mette davanti il problema delle risorse mancanti per non fare niente. Questo non è vero. Si può fare tanto, tantissimo, serve solamente una corretta informazione».

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