Aperture domenicali, è tensione tra associazioni e sindacati

In Commissione alla Camera proseguono le audizioni di sindacati e associazioni di categoria, sulle chiusure nei giorni festivi e le domeniche

aperture domenicali

Proseguono alla Camera, in commissione Attività produttive, Commercio e Turismo, le audizioni sulle aperture domenicali e nei giorni festivi degli esercizi commerciali. Il dibattito tra consumatori, lavoratori e commercianti è molto acceso, mentre si cerca di arrivare a una soluzione condivisa per modificare il decreto “Salva Italia” che ha introdotto le liberalizzazioni degli orari di apertura.

Tutelare i consumatori
Anche l’Adiconsum, ha espresso la sua posizione. In un comunicato dell’associazione il segretario nazionale, Andrea Di Palma, spiega come «a 7 anni di distanza dalla liberalizzazione non solo la stessa non ha sortito gli effetti sperati di incentivazione dei consumi, ma ha avuto ricadute negative sia sulle imprese che sulle famiglie». Di Palma inoltre, ricorda la chiusura di numerosi esercizi commerciali e il mancato exploit degli acquisti nei periodi festivi e la domenica e aggiunge: «Tra gli effetti indiretti non possiamo non citare il deterioramento della qualità del tempo “speso” in famiglia».
«Come Adiconsum – spiega Di Palma – siamo favorevoli ad un ritorno ad un sistema regolamentato di apertura degli esercizi commerciali. Il nostro scopo è quello di tutelare i consumatori, di educarli ad un uso responsabile del denaro, ad un consumo consapevole e non al consumismo e di tutelare i piccoli esercizi contrastando in tal modo anche la desertificazione dei centri urbani che rendono le nostre strade più insicure».

Chiusura con deroghe
A trovarsi d’accordo con lo stop alla liberalizzazione le federazioni di categoria Filcams, Fisascat e Uiltucsr che, insieme alle rispettive confederazioni Cgil, Cisl e Uil, hanno esposto le proprie idee sull’argomento. La proposta dei sindacati prevede la chiusura durante domeniche e festivi con, al massimo, 12 domeniche di deroga all’anno decise dalle Regioni in accordo con gli Enti locali con il parere delle associazioni imprenditoriali del commercio, dei consumatori e delle organizzazioni sindacali. Inoltre, altre 12 aperture durante le festività nazionali, civili e religiose nelle quali non deve essere prevista la possibilità di deroga (Capodanno, 6 gennaio, Pasqua e lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno, Ferragosto, 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre).
«L’esperienza concreta della liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali – afferma Mirco Ceotto, segretario nazionale Fisascat Cisl –  ha ampiamente dimostrato che le misure varate dai Governi che negli anni si sono succeduti non hanno determinato un aumento dei consumi mentre sul piano occupazione hanno invece contribuito ad una precarizzazione dei rapporti di lavoro».

Ritorno al passato
Chi, invece, è contrario con la misura prevista dal governo è la Fondazione Altroconsumo. Come afferma il presidente, Paolo Martinello «obbligare i negozi a chiudere la domenica è un ritorno al passato e non giova a nessuno, men che meno ai consumatori, che in larga misura sono ormai abituati a orari di apertura ampi ed elastici, più consoni ai mutati tempi e stili di vita. Limitare per legge la libertà di orario del commercio significa ridurre la concorrenza e la libertà di scelta dei consumatori». Il presidente di Altroconsumo si chiede perché la limitazione riguardi soltanto le categorie commerciali e non i settori della ristorazione, dei trasporti e dei servizi turistici e aggiunge: «I diritti dei lavoratori al riposo settimanale vanno tutelati attraverso la contrattazione collettiva. Senza contare che il divieto di apertura domenicale farà perdere molti posti di lavoro». Martinello conclude spiegando che ad avvantaggiarsi dalle chiusure domenicali saranno gli e-commerce, «i soli che verranno davvero avvantaggiati da un divieto anti-storico e anti-crescita».

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