Arriva Vi Lunchbox, il portapranzo talmente sottile da entrare in una tasca

L’idea di tre ragazzi romani che hanno inventato, grazie alla passione per gli origami cinesi, un metodo per eliminare l’ingombro dato dalle dimensioni dei porta pranzo vuoti.

lunchbox

Sono in molti che quotidianamente, a scuola o al lavoro, scelgono di portarsi il pranzo da casa. Tuttavia, le dimensioni dei classici porta pranzo, tolgono spazio prezioso all’interno di zaini e borse. Per ovviare a questo problema è nato Vi Lunchbox, un pratico portapranzo che, vuoto, può essere piegato su se stesso e messo in una tasca. Il progetto è stato sviluppato da tre universitari romani, Manfredi Luchetti, Enrica Accascina e Riccardo Di Stefano. «L’idea – spiega Enrica Accascina, responsabilemarketingdel prodotto –  è nata grazie a Manfredi che, appassionato di origami cinesi, ha deciso di sperimentare l’applicazione delle pieghe degli origami proprio al lunchbox. L’abbiamo progettato pensando a un pasto classico, perché il nostro target sono in particolar modo gli studenti e i lavoratori: pieno è una scatola normale da portare in giro con il cibo, mentre una volta vuoto grazie a queste pieghe che abbiamo progettato si può rigirare su se stesso diventando sottilissimo, delle dimensioni di uno smartphone, potendolo così mettere in tasca».

Cosa significa Vi?

«Non ha un significato preciso. Quando abbiamo voluto dare un nome al progetto, ci siamo messi a pensare a qualcosa che lo facesse apparire femminile e siamo partiti considerando Vittoria, Vicky e da lì è venuto fuori Vi. Ci sembrava semplice, corto, rimaneva subito impresso. Da quel momento abbiamo iniziato a chiamarlo Vi e alla fine lo abbiamo lasciato così».

Avete incontrato delle difficoltà nella realizzazione del progetto?

«Ne abbiamo avute parecchie perché siamo studenti, quindi il budget a nostra disposizione è stato veramente limitato. Abbiamo speso circa 600 euro in totale, usufruendo degli strumenti del FabLab, uno spazio di lavoro messo a disposizione dalla Regione Lazio che ci ha permesso di creare i prototipi in maniera totalmente gratuita e di avere consulenza da parte loro dal punto di vista produttivo. Inoltre, abbiamo avuto difficoltà anche dal punto di vista del marketing, perché la pubblicità si paga ovunque e non avendo soldi nemmeno per quello abbiamo dovuto trovare delle soluzioni appropriate, che tuttavia hanno prodotto un ottimo risultato perché abbiamo già superato l’obiettivo prefissato, di 6mila euro, della nostra campagna di crowdfunding su Kickstarter, per poter avviare la produzione. I primi 350 prodotti  sono stati venduti a 15 euro in offerta promozionale, i successivi a 19 euro».

Vi_lunchbox porta pranzo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Che strategia di marketing avete scelto?

«Non avendo un budget da poter offrire per le collaborazioni, ci siamo chiesti come fare a raggiungere le persone comuni e abbiamo deciso di contattare una serie di blogger, perlopiù donne tra cui Michela Totaro, Cecilia Mansani e Irene Marziali, per farci conoscere tramite loro. Quindi abbiamo deciso di trattarli come nostri azionisti, tramite affiliazione. Li abbiamo dotati di un link personalizzato tramite il quale riusciamo a tracciare le vendite che fanno e le persone che vanno sulla nostra campagna e diamo per ogni vendita fatta tramite il loro link una percentuale. Quindi come noi saranno remunerati in seguito sul risultato. Inoltre abbiamo una pagina facebook, instagram e un sito».

Perché avete scelto il crowdfunding rispetto ad altri tipi di finanziamento?

«Abbiamo scelto il crowdfundingperché volevamo essere liberi.  Soprattutto in questa prima fase, che per noi è di sperimentazione, volevamo capire se la nostra idea fosse valida, se fosse apprezzata dal pubblico e cosa eventualmente cambiare. Per cui di un eventuale finanziamento classico se ne parlerà in seguito alla campagna crowdfunding».

Progetti per il futuro?

«I piani non sono ancora totalmente definiti, ma abbiamo già dei contatti con molti distributori interessati ad avere il nostro prodotto e a distribuirlo, tra cui uno in Inghilterra e un altro in Giappone. Vorremmo creare un e-commercee poi ci piacerebbe proseguire il nostro percorso miniaturizzando tanti altri oggetti che usiamo quotidianamente e che occupano spazio quando non sono utilizzati».

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