Art Bonus, ritorno di immagine e benefici fiscali. Essere mecenati conviene

Sono più di 8 mila le società e i privati che hanno scelto di investire nella cultura, diventando veri e propri mecenati, per salvaguardare il patrimonio artistico italiano

In Italia abbiamo 8.756 mecenati. Sono le aziende e i privati cittadini che hanno deciso di investire nel sostegno alla cultura e allo spettacolo, usufruendo di benefici fiscali. Parliamo dell’Art Bonus, un credito d’imposta per le erogazioni liberali in denaro, introdotto dal decreto legge 31 maggio 2014, n. 83.
Come spiega Carolina Botti, direttore di Ales (società in house del ministero per i Beni e le Attività Culturali) e referente Art Bonus per il MiBAC, l’agevolazione fiscale consiste in un credito di imposta pari al 65 per cento e spetta a privati cittadini, imprese, fondazioni bancarie che effettuano erogazioni liberali a favore di interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali, a sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura pubblici (come musei, biblioteche, parchi archeologici) delle fondazioni lirico-sinfoniche, dei teatri, dei festival, delle imprese e dei centri di produzione teatrale e di danza, nonché dei circuiti di distribuzione.
Ripartito in tre quote annuali di pari importo, questo bonus fiscale è riconosciuto alle persone fisiche e agli enti non commerciali nei limiti del 15 per cento del reddito imponibile, mentre ai soggetti titolari di reddito d’impresa nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui.

Chi sono i mecenati
I dati registrati sul portale Art Bonus a luglio 2018 contano oltre 1.380 enti beneficiari iscritti e un totale di erogazioni liberali pari a oltre 264 milioni di euro: «La ripartizione geografica delle erogazioni Art Bonus evidenzia una prevalenza di donazioni nel nord e centro Italia, ma negli ultimi mesi anche nel sud stanno emergendo progetti e istituzioni pubbliche verso cui le imprese indirizzano il proprio sostegno», spiega Botti a Momento Italia.
Su un totale di 8.750 erogazioni liberali a oggi, oltre 2 mila sono state fatte da aziende che vanno dai grandi gruppi italiani nel settore dell’energia e delle assicurazioni ai più importanti istituti bancari, ma ci sono anche diverse multinazionali e una forte presenza di marchi della moda. «L’Art Bonus – spiega il direttore di Ales – è sicuramente più vantaggioso per le aziende con grossi bilanci, tuttavia consente anche alle pmi di fare piccoli investimenti».

La differenza (fiscale) tra Art Bonu e sponsorizzazione
A spingere le imprese a usufruire dell’Art Bonus è il ritorno in termini di immagine, ma non va confuso con la sponsorizzazione: «L’Art Bonus è un credito fiscale che consente una riduzione delle tasse dovute allo Stato. Le persone fisiche e gli enti non commerciali lo utilizzano in sede di dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui sono state effettuate le donazioni, mentre le imprese lo possono utilizzare in compensazione alle tasse dovute a partire dal primo giorno del periodo di imposta successivo a quello in cui hanno donato. I costi sostenuti dalle aziende per sponsorizzazioni, invece, sono integralmente deducibili dal reddito d’impresa al pari delle spese di pubblicità e propaganda, nell’esercizio in cui sono stati sostenuti o in quote costanti nell’esercizio stesso e nei quattro successivi. In ambito aziendale, è necessario valutare se e come l’utilizzo di agevolazioni fiscali possano consentire all’impresa erogante di ottenere un ritorno in termini di immagine e di prestigio e, quindi, di mercato. L’Art Bonus si pone in un contesto di liberalità, in cui la pubblicizzazione del marchio non costituisce la controprestazione di un contratto sinallagmatico, come avviene per la sponsorizzazione, quanto invece il riflesso indiretto di un atto di mecenatismo dell’impresa».