Assegni familiari, tra nuove procedure di richiesta e difficoltà dei cittadini

La domanda si presenta esclusivamente online sul sito dell’Inps o attraverso i servizi telematici offerti dai patronati

assegni familiari

Velocizzare le pratiche e ridurre gli errori. Questo l’obiettivo della nuova procedura in vigore da aprile 2019 per fare richiesta dell’assegno al nucleo familiare (Anf). Addio al vecchio modulo cartaceo da consegnare direttamente al datore di lavoro perché la domanda si presenta esclusivamente online sul sito dell’Inps o attraverso i servizi telematici offerti dai patronati. Solo i lavoratori dipendenti del settore privato agricolo potranno continuare a presentare la richiesta tramite modulo cartaceo consegnato in azienda.

La nuova regola, già attiva dallo scorso primo aprile, tocca solo i nuovi richiedenti, cioè coloro che iniziano oggi un lavoro dipendente e si trovano a dover richiedere l’assegno familiare. Per coloro che invece già percepiscono la somma mensile la data prevista è quella del primo luglio, quando scatteranno i nuovi assegni per il secondo semestre del 2019 e il primo del 2020, calcolati sulla base dei redditi 2018.

Cos’è e chi ne ha diritto
L’assegno al nucleo familiare è un sostegno economico alle famiglie, corrisposto direttamente in busta paga, riservato a lavoratori dipendenti, pensionati, nonché a lavoratori assistiti dall’assicurazione contro la tubercolosi, ma anche a lavoratori dipendenti di aziende cessate o fallite. La somma a cui si ha diritto è decrescente per scaglioni crescenti di reddito familiare, calcolato sommando i redditi dei singoli componenti del nucleo. Il reddito deve provenire per almeno il 70 per cento dal lavoro dipendente e per far parte del nucleo familiare non è richiesta la convivenza anagrafica. Conta anche il numero di figli e se questi sono inabili o meno. Non tutti i redditi devono però essere dichiarati per la richiesta dell’Anf: non vanno considerati i redditi derivanti dal trattamento di fine rapporto, gli assegni di mantenimento percepiti dal coniuge legalmente separato a carico del richiedente e destinati al mantenimento dei figli, ma anche gli arretrati di cassa integrazione riferiti ad anni precedenti a quello di erogazione.

L’esperto
«Già quando la domanda si presentava in forma cartacea i cittadini si rivolgevano comunque a noi per la compilazione del modulo per la richiesta degli assegni familiari, ora sono nel panico totale – ci dicono in un patronato di Roma – e lo sono ancor più quei cittadini che non hanno dimestichezza con i servizi telematici». Il primo problema che emerge è di disinformazione, soprattutto per chi non ha modo di monitorare costantemente attraverso internet questi cambiamenti. «L’altro intoppo riguarda il Pin, necessario per accedere al sito dell’Inps e che la stragrande maggioranza dei cittadini non possiede», affermano ancora. Nel caso in cui il richiedente non fosse in possesso del Pin potrà rivolgersi a un patronato che invece ha l’accesso al portale dell’Inps. Dunque, sia i 2,8 milioni di beneficiari che già ricevono il sostegno e che entro il primo luglio dovranno ripresentare la domanda adeguandola ai nuovi redditi dichiarati per l’anno precedente, sia i nuovi richiedenti dovranno procurarsi le credenziali di accesso al sistema dell’Istituto tramite Pin o Spid (Sistema pubblico di identità personale), oppure appunto dovranno rivolgersi ai patronati.

A queste possibilità si aggiunge anche un Contact Center multicanale, contattabile grazie a un numero verde da telefono fisso, ma utilizzabile solo se si possiede il Pin.

Tutto l’iter della domanda potrà essere seguito dall’utente nella sezione “Consultazione domanda”, disponibile nell’area riservata.

Novità e difficoltà
Nonostante l’obiettivo dell’Inps con questa nuova pratica sia una maggiore tutela del lavoratore con il calcolo automatico dell’importo spettante, «nell’ottica dei cittadini – sottolineano dal patronato – prima era tutto più semplice e immediato: a partire dalla dichiarazione dei redditi si compilava il modulo cartaceo, loro lo portavano al datore di lavoro ed era finita. Il fatto di dover interpellare l’Inps crea disorientamento rispetto a una prassi radicata».

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