Assegno di divorzio, cambiano le regole per arginare le ingiustizie

La proposta di legge è passata alla Camera con 386 voti favorevoli: la prima firmataria è Alessia Morani del Pd

assegno di divorzio

Cambiano i tempi, cambia la legge. Il più è fatto per le nuove regole che disciplinano l’assegno di divorzio perché la proposta di legge (prima firmataria Alessia Morani del Pd) è passata alla Camera con 386 voti favorevoli, 19 astenuti e nessuno contrario. Adesso si attende il via libera definitivo del Senato. L’obiettivo delle norme è di diminuire ingiustizie e disparità.        

Nuove regole
Il nuovo assegno di divorzio sarà legato all’età, allo stato di salute, al tempo dedicato ai figli, alla formazione professionale, alla possibilità di trovarsi un lavoro e al patrimonio del richiedente. Il giudice, dunque, avrà sulla carta maggiore discrezionalità e dovrà tenere conto della situazione concreta e attuale in cui la parte debole della coppia viene a trovarsi nel momento esatto del divorzio. Non conterà, invece, il comportamento tenuto durante la convivenza.  

Nel corso degli anni
Inizialmente l’assegno di divorzio aveva la missione di garantire il mantenimento del tenore di vita alla parte debole della coppia (fino al 2017), poi di permettere al coniuge di essere autosufficiente economicamente (dal 2017), infine di compensare i sacrifici e i contributi messi sul piatto durante la vita passata insieme (dal 2018).       

Novità
La nuova legge conferma che l’assegno non è più dovuto in caso di nuovo matrimonio, nuova unione civile, ma anche stabile convivenza del richiedente. E dice anche che il diritto all’assegno non si rigenera se il nuovo vincolo termina. Insomma, chi decide di rifarsi una vita perde l’assegno del divorzio. La riforma, quando entrerà in vigore, varrà anche per i divorzi in corso dato che il testo stabilisce una disciplina transitoria.

Prima firmataria
Così Alessia Morani, deputata del Pd e prima firmataria della legge: «
Il Parlamento ha compiuto un importante passo verso una realtà sociale che cambia, mantenendo fermi i principi di equità e solidarietà. Dopo anni di discussione sull’assegno divorzile, di dibattiti su quello che sarebbe stato il destino di chi divorzia, ma soprattutto dopo i pronunciamenti degli ultimi anni della Cassazione, abbiamo dato vita a una riforma indispensabile per la vita di donne e uomini».

«Superare il criterio del tenore di vita nel calcolo dell’entità dell’assegno post-divorzio in favore di altri criteri risponde all’esigenza del legislatore di adeguarsi alle trasformazioni economico-sociali intervenute nella società. Lo scioglimento del matrimonio – sottolinea la deputata dem – non può diventare né forma di arricchimento né di degrado esistenziale del coniuge economicamente debole, cioè di quello che si è dedicato alla cura della famiglia, rinunciando anche a sviluppare una buona formazione professionale e a svolgere una proficua attività di lavoro o di impresa».

«Con questa legge il nostro Paese diviene più europeo, adeguandosi agli altri ordinamenti dove è tenuta presente l’esigenza che al coniuge divorziato debole venga dato un aiuto economico destinato, per quanto possibile, a compensare la disparità post divorzio. Una norma vicina alle cittadine e ai cittadini, fortemente voluta – conclude Morani – affinché la fine del rapporto coniugale trovi quella soluzione di equità familiare tanto attesa dalla società civile».    

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