Assistenti sessuali per disabili, ecco chi sono e che lavoro fanno

In Italia la figura non è ancora ufficialmente riconosciuta ma gli assistenti sessuali sono dei terapisti veri e propri, nel senso più ampio del termine, che si occupano di fornire al paziente un’educazione sessuale

Di tutto ciò che gravita intorno alla sfera sessuale si parla tanto ma ancora troppo poco. Spesso poi se ne parla male. Sembra essere necessaria una nuova “pedagogia della sessualità”, all’interno della quale un ruolo chiave dovrebbe essere affidato alla cosiddetta “educazione alla genitorialità” consapevole e competente. Se poi, a una tematica già così delicata ne affianchiamo un’altra che lo è altrettanto, il discorso si complica. Parliamo, nello specifico, del rapporto tra sessualità e disabilità.

Il 9 aprile 2014 è stato presentato un disegno di legge per introdurre, in Italia, la professione di assistente sessuale (cfr. Disposizioni in materia di sessualità assistita per persone con disabilità), ddl assegnato alla Commissione Igiene ma poi rimasto al palo perché, attualmente, in Italia la figura dell’assistente sessuale non è ufficialmente riconosciuta.

Ma chi sono e quanti sono gli assistenti sessuali?
«Sono dei terapisti veri e propri, uomini e donne, nel senso più ampio del termine, che si occupano di fornire al paziente un’educazione sessuale, come ad esempio tutto ciò che riguarda la pratica della masturbazione – dice Pina Mattiello, presidente dell’Associazione Nazionale Aperta/MENTE IL MONDO INTERNO Onlus -. Costituiscono una professionalità complessa e delicata che richiede molta empatia e una buona dose di preparazione. Non conosciamo il numero di assistenti sessuali, proprio perché in Italia non è prevista questa figura».

Come si formano gli assistenti sessuali?
Nonostante ciò, Max Ulivieri, fondatore del comitato LoveGiver, dal 2013 ha realizzato 67 convegni e 32 corsi di formazione. «Il corso di formazione – continua la Mattiello – viene fatto con medici, sessuologi ed educatori, per una durata di 200 ore, alla fine delle quali bisogna superare un esame. Inizialmente si lavora con persone non disabili, magari i compagni di corso, poi si arriva alle persone con disabilità. Nel corso è contemplato in primis un aspetto educativo, oltre alla volontà di creare una situazione di contatto sia umano che sessuale, ma con il limite dell’autoerotismo. Nell’assistenza sessuale non si arriva infatti al rapporto completo».

Per partecipare a questi corsi non ci sono limiti particolarmente restrittivi. Sono richiesti un diploma, un rapporto con la sessualità sereno e senza complicazioni, ma soprattutto una buona dose di empatia. I posti disponibili ad oggi sono circa 40 per ogni singolo corso e, prima di accedervi, si fa un colloquio conoscitivo con uno psicologo. L’assistente sessuale, in base alla propria formazione, sensibilità e disponibilità, può contribuire a far scoprire il proprio corpo e quello dell’altro, oltre al valore stesso della corporeità, lavorando sulla gestione del corpo e sul concetto di nudità.

«Gli incontri – prosegue la Mattiello – si orientano dal semplice massaggio al corpo a corpo, sperimentando il contatto fisico e l’esperienza sensoriale. Vengono inoltre dati suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a far sperimentare il piacere sessuale legato all’orgasmo».

A quali problematiche vanno incontro gli assistenti sessuali?
I retaggi culturali in merito all’assistenza sessuale per disabili sono ancora forti. È atteggiamento diffuso considerare un disabile diverso anche nelle pulsioni sessuali. Spesso proprio la famiglia trova imbarazzante o sconveniente affrontare il problema, complici la controversa posizione della chiesa e il peso di una corposa parte di opinione pubblica. «Tante però sono le richieste e le grida di aiuto di persone che sentono il bisogno di affidarsi a persone competenti e ad operatori specializzati nelle aree che riguardano l’autistico e il disabile in generale – conclude Pina Mattiello -. In tal senso, un’informazione scientifica corretta e una definitiva sensibilizzazione, che consentano di eliminare falsi miti e tabù, non solo sono necessarie, ma indispensabili».

 

 

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