Associazionismo: identikit, numeri e tendenze del settore

Secondo l’ultimo rapporto Istat i volontari italiani sono oltre 5 milioni e mezzo, con un 85 per cento di iscritti alle associazioni sociali. L'altro 15 per cento afferisce a cooperative e fondazioni

terzo settore

Risale al 1983 la prima edizione del rapporto sull’associazionismo sociale. Ad oggi in Italia sono attive 200 mila associazioni di promozione sociale, per un totale di circa 10 milioni di cittadini associati. Delle APS esiste un Registro Nazionale (qui quello aggiornato e qui i link dei registri online, regione per regione).

Associazioni sociali: identikit degli iscritti, numeri e tendenze
Secondo l’ultimo rapporto Istat, pubblicato a dicembre 2017,  i volontari italiani sono oltre 5 milioni e mezzo, con un 85 per cento di iscritti alle associazioni sociali. L’altro 15 per cento afferisce a cooperative e fondazioni.
Per quanto riguarda la concentrazione geografica, è il Nord, con la Lombardia, a fare da capolista con la presenza di 170 mila realtà. Segue a stretto giro il Lazio.

Nelle diverse forme di associazionismo è coinvolto il 24 per cento delle persone (dai 14 anni in su). Le categorie più attive sono la cosiddetta “classe dirigente” (ossia coloro che occupano un qualsiasi ruolo dirigenziale all’interno della società) e il gruppo delle “pensioni d’argento” (chi occupava posizioni impiegatizie o dirigenziali ed è andato in pensione con il sistema retributivo). Partecipazione superiore alla media anche quella degli impiegati, mente si collocano su livelli medi i giovani blue-collar (40/45enni assunti a tempo indeterminato che possiedono un diploma di scuola media o superiore). Coloro che non rientrano nelle categorie su citate (persone a basso reddito, anziani soli, giovani disoccupati, operai in pensione) si impegnano in riunioni delle associazioni o in attività gratuite. Molti, infine, i laureati, laici ed istruiti che sperimentano una modalità di impegno per l’ambiente e per la collettività.

In 5 anni (2011-2016)  si è ridotta la forbice tra iscritti uomini e donne, ma risulta leggermente più alta la partecipazione maschile, anche tra i giovani. Inoltre, enti, dipendenti e volontari hanno registrato un aumento: i primi dell’11,6 per cento, i secondi del 15,8 per cento, i volontari del 16,2 per cento, a dimostrazione di quanto l’associazionismo sia un segmento sociale in forte e costante crescita.

La riforma
Il 3 luglio 2017, con Decreto Legislativo n. 117, è stato pubblicato il “Codice del Terzo settore”. La riforma intende rispondere alle richieste e alle necessità dei 300.000 operatori del sociale, universo in cui operano 1 milione di lavoratori e 5 milioni di volontari. «Il Decreto ha attivato solo delle procedure di natura istituzionale. La riforma vera e propria non è ancora in vigore perché necessita di specifici passaggi da parte del governo attuale», spiega Pasqualino Costanzo, responsabile di “Cantiere Giovani”, una ONG di Frattamaggiore (NA) che dal 2001 eroga servizi di mediazione culturale, di educazione territoriale e di attività socio-assistenziali. «Alcuni provvedimenti – dice Costanzo – sono però già stati attuati come l’accorpamento di alcune leggi. La legge quadro del volontariato (Legge 266/91), che garantiva alle singole associazioni di volontariato un rapporto diretto con il ministero, è stata accorpata, favorendo la logica corporativistica. La riforma vuole infatti centralizzare le associazioni, che dovranno associarsi alle grandi realtà, vedendo dunque ridotta la propria autonomia. Questo – secondo l’opinione di Costanzo – è un fattore negativo per ONG come la nostra che non appoggiano nessuno politicamente, ma che sono votate alla condivisione di principi di impegno sociale che possono essere messi in discussione solo dai soci stessi. Le piccole e le grandi realtà devono essere parimenti aiutate, perché quello che si fa è un valore aggiunto sul territorio. Valore che non può essere valutato in base a quanta forza economica si detiene, né tantomeno a quale “vertice” si appartiene”. Con la riforma verrebbe parzialmente a cadere un punto sancito dalla Costituzione Italiana: la libertà degli individui di unirsi per fare associazionismo, che nasce da principi di sussidiarietà, in ottemperanza alla disciplina delle associazioni di promozione sociale.

 

 

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