Attacca i video games, rivolta social contro Calenda   

Non il Pd, non il centrosinistra, non il governo, non il Paese. A scatenare una tempesta di tweet sul profilo di Carlo Calenda è stata una sua presa di posizione forte contro i video games. “Fondamentale prendersi cura di ogni ragazzo: avvio alla lettura, lingue, sport, gioco. Salvarli dai giochi elettronici e dalla solitudine culturale e esistenziale. Così si rifondano le democrazie”, ha scritto l’ex ministro dello Sviluppo. 

Da quel momento in poi, per tutto il giorno, la time line di Calenda è stata invasa da commenti, critiche, esortazioni e anche qualche complimento. Con una partecipazione forse mai registrata sulle pagine social dell’esponente del Pd, che in serata ha tirato le somme così: “Posso dire che una simile ‘passione’ non l’ho riscontrata su alcun argomento politico o sociale. Ripeto fa molto riflettere”. 

A Calenda gli utenti hanno detto un po’ di tutto. Come il celebre blogger Insopportabile: “Salvarli dai giochi elettronici è un po’ forte e antiquato, come concetto”. L’ex ministro ha risposto a tutti, con decisione: “Sarà forte ma io considero i giochi elettronici una delle cause dell’incapacità di leggere, giocare e sviluppare il ragionamento. In casa mia non entrano”.  

Tra i veri commenti, qualche garbata critica: “Signor Calenda io la stimo. Ma lei evidentemente sui giochi elettronici è rimasto un po’ indietro”, si legge. E anche post dai toni più decisi: “Ognuno a casa sua fa quello che gli pare ma ignorare una roba del genere, in una posizione del genere, è lo specchio di questo Paese sfasciato. Imbarazzante”, scrive un altro utente.  

Calenda ha risposto (quasi) a tutti senza fare passi indietro: “Ho un parere forte se volete, ma legittimo, sui videogiochi, che non ha in alcun modo influito sulla mia attività di governo. E adesso diamoci una calmata. Manco avessi toccato la SS Trinità. Queste reazioni sono il segno che qualche problema pure c’è”. 

E poi: “L’innovazione non è un dogma che si accetta per intero e senza discuterne gli effetti. Quello che mi ha colpito della discussione di oggi sono le reazioni viscerali verso una posizione espressa non come richiesta di divieto, ma come scelta individuale di genitore. Fa riflettere”.  

(Fonte: Adnkronos)