Aumento Iva, tutto quello che c’è da sapere adesso

La priorità del nuovo governo, a prescindere da chi sarà alla maggioranza, sarà cercare di evitare quella che potrebbe diventare una spesa maggiore per tutti i cittadini

aumento iva

Mentre si litiga a Palazzo Chigi, sulla testa degli italiani incombe il possibile aumento Iva a partire dal 2020. La priorità del nuovo governo, a prescindere da chi sarà alla maggioranza, sarà cercare di evitare quella che potrebbe diventare una spesa maggiore per tutti i cittadini. Il Sole 24 ore ha stimato che l’aumento sarebbe di 541 euro all’anno, equivalente a 45 euro in più ogni mese su una spesa media di 1982 euro.     

Cosa è l’Iva?
L’Iva non è altro che una tassa che pagano i consumatori quando acquistano i prodotti di consumo e i servizi. Insomma, va a incidere pesantemente sul bilancio familiare. Perché si paga se apri il portafoglio, se compri una birra o il latte, una macchina o un pc, ma anche il conto al ristorante o il parcheggio. Se il governo non intervenire l’aliquota base salirà dal 22 per cento al 25,2 per cento. L’aliquota ridotta, invece, passerà dal 10 per cento al 13 al per cento.  

23 miliardi da trovare 
Nella legge di bilancio vengono inserite delle clausole di salvaguardia. In altre parole: per garantire il rispetto dei parametri europei sui conti pubblici, il governo indica degli aumenti di tasse nel futuro che però possono essere cancellati se si trovano le risorse necessarie. Il governo Lega-M5S ha previsto incrementi Iva di circa 23 miliardi di euro. Soldi che vanno trovati per impedire all’Iva di schizzare verso l’alto.     

Missione complessa
Una cifra importante. Che non è mai stata così alta. L’ultimo aumento Iva risale al 2013, al governo Monti post Berlusconi. Negli ultimi anni l’Italia è riuscita a non far scattare aumenti impiegando cifre che oscillavano tra i 12 e 15 miliardi, disinnescando le clausole. Trovare 23 miliardi sembra una missione non semplice. Anche perché, di solito, la manovra complessiva autunnale è di circa 30 miliardi. Un altro dato, per capire meglio la portata dei numeri: nel 2020 sono stati messi a bilancio misure come il bonus 80 euro (stimati 10 miliardi), il reddito di cittadinanza (7 miliardi) e quota 100 (7 miliardi). Praticamente la cifra che serve per disinnescare la clausola.