“Azienda sanitaria umbra decapitata, io solo nel turbine”  

di Silvia Mancinelli  

Nell’ospedale Santa Maria della Misericordia, da dove è covato e poi cresciuto lo scandalo della sanità perugina, sono rimasti in pochi, pochissimi. E su, all’ottavo piano fino a qualche giorno fa affollato da vertici e manager, il professor Nello Ambrosio è “il solo uomo al comando”. Primario di cardiologia, dal 2001 nell’azienda, è al tredicesimo giorno da direttore sanitario ad interim. “Le nomine sono scadute tutte il 31 marzo – spiega all’Adnkronos – e ad oggi mi ritrovo in questo turbine, nel bel mezzo di una azienda decapitata”.  

Ambrosio, in realtà, aveva già ricoperto il ruolo di direttore sanitario nell’ospedale tra 2009 e 2013, “motivo per il quale mi ritrovo qui”, precisa il professore. “Quando sono scadute le nomine, il 31 marzo scorso, la giunta regionale ha nominato dei commissari straordinari attingendo a una lista di idonei, stilata da una commissione esterna, dalla quale individua i direttori sanitari. Giunti al momento della nomina, parliamo dei direttori sanitari di tutta l’Umbria, si è constatato che c’era una imperfezione formale, di cui altro però non so, nella famosa lista degli idonei alla direzione sanitaria”.  

“Cessato il mandato del direttore sanitario in carica fino al 31 marzo (Diamante Pacchiarini interdetto dalle funzioni in relazione all’inchiesta esplosa ieri ndr), non è stato nominato nessun altro perché la lista non era disponibile. A quel punto Duca (Emilio, direttore generale dell’azienda ospedaliera oggi ai domiciliari ndr) mi ha telefonato e mi ha chiesto la disponibilità in attesa che si risolva quella che aveva detto essere una banale bega burocratica. ‘Te la senti di assumere le funzioni?’ mi domandò, risposi di sì. Ora mi sono ritrovato in questo turbine”.  

Calmo, solo a gestire le solite lamentele di pazienti in attesa per una visita, parla di una azienda senza più la testa. “I provvedimenti afflittivi (non solo le misure cautelari ma anche le interdizioni dagli uffici per altri che restano liberi cittadini ma non possono esercitare) colpiscono tra gli altri il direttore generale o il commissario, il direttore amministrativo, il direttore sanitario che ci sarebbe stato fino al 31 marzo. Analoghi provvedimenti sono stati emessi nei confronti di altri funzionari dell’azienda ora decapitata. Mancano non solo i  vertici ma anche i quadri intermedi: i top manager, i responsabili del personale, degli acquisti. Sono da solo, in attesa che la Regione individui dei sostituiti o nomini un nuovo commissario straordinario”.  

Era presente anche ieri, quando i finanzieri hanno battuto palmo a palmo l’ospedale: “Confesso che pur essendo stato l’intera giornata presente alle operazioni di indagine e perquisizione degli ambienti, esattamente di quali reati venissero incolpati non solo non ho avuto alcuna comunicazione ufficiale ma ho anche perplessità nel ricostruire le notizie giornalistiche”.   

Anche il suo reparto, cardiologia, compare con sua grande sorpresa nell’ordinanza del gip Valerio d’Andria. Precisamente in relazione alle lamentele del suo collega primario, “il quale si rammarica – si legge nell’ordinanza – che non abbiano riportato un buon piazzamento due infermiere del suo reparto per le quali si era speso e che avrebbero meritato un risultato diverso”. “Al corrente – ne è certo il gip – che l’esito del concorso sarebbe stato condizionato secondo le sollecitazioni ricevute dalla commissione, senza che potesse avere alcun rilievo il merito del candidato”. 

(Fonte: Adnkronos)