Aziende e politica: rapporto opaco. La trasparenza non è di casa in Italia

È quanto emerge dal rapporto Business Index on Transparency, sull’analisi del comportamento di 50 grandi realtà del Paese

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Aziende italiane e politica, trasparenza cercasi. Le policies aziendali sui finanziamenti alla politica e l’attività di lobbying restano ancora troppo oscure. È quanto emerge dal rapporto Business Index on Transparency, sull’analisi del comportamento di 50 grandi aziende italiane rispetto al livello di trasparenza e all’impegno nell’anticorruzione, presentato da Transparency International Italia.

Calcio, moda e alimentazione: maglia nera
Il calcio, la moda e l’alimentazione sono i settori che vincono la maglia nera italiana per la trasparenza, secondo l’analisi (rispettivamente fermi a un tasso di trasparenza del 30.6 per cento, 36 per cento e 34,4 per cento). Nessuna azienda o settore raggiunge il livello di eccellenza (dal 75 per cento in poi), ci si avvicina solo quello energetico che quindi si aggiudica il miglior punteggio per la trasparenza in Italia con il 74,6 per cento (l’eccellenza sarebbe al 75 per cento) seguito dalle telecomunicazioni (65,6 per cento) e dal settore finanziario (62,6 per cento). Rispetto alle tutele previste per i wistleblower, coloro che segnalano casi di corruzione o mancanza di trasparenza sul posto di lavoro, entrate in vigore lo scorso anno, nel settore privato solo il settore energetico (71 per cento) le tiene maggiormente in considerazione e le società partecipate pubbliche (69 per cento). Anche in questo caso il peggior punteggio è raggiunto dalle aziende alimentari (34 per cento), della moda e dal mondo del calcio (entrambi al 30 per cento). «Sicuramente gli scarsi punteggi in questi settori sono dovuti anche alla carenza, se non assenza, di leggi e normative che obblighino le aziende a pubblicare informazioni relative sia al finanziamento che alle attività di rappresentanza di interessi – dichiara Virginio Carnevali, presidente di Transparency International Italia – per questo è importante che il Governo e il Parlamento facciano il loro ruolo e prevedano un maggiore flusso di informazioni pubbliche sui rapporti e i soldi che girano tra mondo del business e classe politica».

Processo ancora lungo…
I legislatori e le aziende del settore energetico e finanziario hanno intrapreso già da alcuni anni un cammino verso una maggiore trasparenza proprio perché, sottolinea il report, sono ambiti in cui si verificano continui flussi di denaro e investimenti che possono essere maggiormente soggetti alla corruzione. Lo stesso però, avverte Transparency, dovrebbe avvenire anche per l’alimentare e la moda, considerati fiori all’occhiello del nostro Paese anche all’estero e quindi dovrebbero concentrarsi in uno sforzo di credibilità ed etica aziendale significativo. Le società calcistiche, nonostante gli scandali degli ultimi anni che avrebbero dovuto esprimere politiche più trasparenti, sono però quelle più opache. Sui siti aziendali e nei documenti pubblicati non sono riconoscibili tutte le società che appartengono ai club, non è identificabile il personale addetto alla salvaguardia e all’applicazione delle normative per l’anticorruzione e la trasparenza. Il calcio raggiunge un punteggio bassissimo (4 per cento) nella trasparenza organizzativa e nelle attività estere. Preoccupante è anche la situazione nel mondo della moda, della meccanica e il settore alimentare: almeno un’azienda per settore tocca il livello di zero trasparenza. Ancora la strada è tanta nel panorama italiano verso la trasparenza aziendale, insufficiente nei finanziamenti alla politica, scarsa nei progetti per il sociale, l’attività di lobbying e la trasparenza organizzativa.

Sotto la lente della trasparenza
L’analisi si è concentrata sulle aziende del Business Integrity Forum: Acciai Speciali Terni, Assicurazioni Generali, Edison, Enel, Falck Renewables, Fastweb, Luxottica, Pirelli, RINA, Saes Group, SNAM, Terna, Tim, Vodafone e Unicredit. Aziende esterne: Ali, Armani, Barilla Holding, Brembo, Calzedonia, Cassa Depositi e Prestiti, Costa Crociere, Danieli & C., Eni, Ferrari, Ferrero, Ferrovie dello Stato, GE Italia Holding, Gruppo Cremonini, Gruppo GSE, Inter, Intesa San Paolo, Juventus, Leonardo, Magneti Marelli, Mediaset, A.C. Milan S.P.A., MSC, Napoli, OTB, Parmalat, Poste Italiane, Prada, RAI, Roma, Tiscali, UBI Banca, Veronesi Holdings SPA, Wind Tre.

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