Banche, l’allarme di Unimpresa: danno sempre meno prestiti alle aziende

Tagliati in media quasi 3 miliardi al mese nell’ultimo anno. Il vicepresidente Claudio Pucci: «Le misure fiscali inserite nella legge di bilancio dal governo possono creare problemi al motore del credito»

La crescita economica non si vede all’orizzonte. Le banche hanno tirato i remi in barca concedendo meno prestiti alle aziende in italiane. Insomma, prosegue il credit crunch, cioè la stretta del credito da parte degli istituti bancari, meno disposti ad accollarsi rischi per favorire l’economia. Lo dice il rapporto di realizzato dal Centro studi di Unimpresa, secondo il quale, negli ultimi 12 mesi (da settembre 2017 a settembre 2018), i prestiti delle banche alle imprese sono crollati: -36 miliardi di euro (-4,89 per cento) nonostante l’aumento di 2,6 miliardi dei finanziamenti a medio termine. Lo studio è basato su dati della Banca d’Italia. Gli impieghi al settore privato, dunque, sono scesi al ritmo di quasi 3 miliardi al mese.     

Il commento
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Le misure fiscali inserite nella legge di bilancio dal governo, contro le banche, possono creare problemi al motore del credito. Più tasse ai gruppi bancari, già alle prese con le tensioni sullo spread, si traducono gioco forza in una restrizione dei finanziamenti. E’ in ogni caso opportuno rivedere i criteri con i quali le banche erogano il denaro alle micro, piccole e medie imprese. Gli attuali parametri, che sono il risultato di un lungo e farraginoso processo di regolamentazione, che ha prodotto restrizioni eccessive per gli istituti bancari, vanno rivisti profondamente. Un primo sforzo, a nostro avviso, dovrebbe arrivare da chi è dentro il sistema finanziario. Si tratta di valutare le richieste di prestiti, specie da parte delle aziende, entrando nel merito dei progetti presentati ed evitando di portare in delibera, domande di credito sulla base dei semplici dati di bilancio. Informazioni, quelle contabili, che certamente non vanno né possono essere ignorate, ma vanno valutate in un mix più ampio», commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci. 

Nel dettaglio
Il totale dei prestiti al settore privato è calato nell’arco dell’ultimo anno di 34,3 miliardi (-2,43 per cento) passando dai 1.357,4 miliardi di settembre 2017 ai 1.323,03 miliardi di settembre 2018. Nel dettaglio è calato di 35,7 miliardi (-4,89 per cento) lo stock di finanziamenti alle imprese passati da 730,6 miliardi a 694,9 miliardi: in particolare, sono calati di 18,08 miliardi (-7,56 per cento) da 239,3 miliardi a 221,2 miliardi i crediti a breve termine (fino a 1 anno); giù di 20,2 miliardi (-6,16 per cento) i prestiti di lunga durata (oltre 5 anni) scesi da 329,05 miliardi a 308,8 miliardi; sono invece cresciuti lievemente di 2,6 miliardi (+1,63 per cento) i finanziamenti di medio periodo (fino a 5 anni) passati da 162,2 miliardi a 164,9 miliardi. Risultano complessivamente in leggero aumento di 1,3 miliardi (+0,21 per cento) i prestiti alle famiglie, passati da 626,7 miliardi a 628,06 miliardi: in particolare, è salito di 6,9 miliardi (+7,42 per cento) il credito al consumo (denaro concesso per acquistare elettrodomestici, automobili, televisori e smartphone) passato da 93,4 miliardi a 100,3 miliardi; in aumento anche i mutui di 4,7 miliardi (+1,27 per cento), saliti da 373,3 miliardi a 378,1 miliardi; in pesante calo, invece, i prestiti personali, scesi di 10,3 miliardi (-6,48 per cento) da 159,9 miliardi a 149,5 miliardi.

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