Bar, parrucchieri, abbigliamento in rivolta contro la Fase 2 del Governo

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Il decreto del presidente del Consiglio sulla Fase 2 ha lasciato strascichi che probabilmente neanche chi lo ha emesso poteva prevedere. Si parla di “danni gravissimi” provocati dalla decisione del governo di posticipare la riapertura della maggior parte dei negozi al 18 maggio e di bar, ristoranti e altri esercizi commerciali quali estetica e parrucchieri addirittura al primo di giugno. E c’è anche chi quantifica in diversi miliardi di euro le perdite conseguenti alle nuove misure.

PROTESTA UNANIME

Con una protesta che si solleva unanime da parte di tutti i comparti, accompagnata anche dalla richiesta di aiuti per il settore e dall’appello di riaprire prima stabilendo dei protocolli di sicurezza aggiuntivi, specifici per le diverse attività. La Fase 2 rinvia la riapertura degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e di tante attività del turismo e dei servizi, ricorda il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli secondo il quale “ogni giorno di chiusura in più produce danni gravissimi e mette a rischio imprese e lavoro”.

MODA ITALIA

Il prolungamento a giugno aggiunge altri 9 miliardi di perdite ai 25 miliardi già stimati. Ma tremano anche i negozianti di abbigliamento: la Federazione Moda Italia registra un calo di oltre 15 miliardi di consumi, con una perdita occupazionale di 35 mila persone. A ipotizzare quanto costerà il prolungamento del lockdown per il commercio è invece Confesercenti che parla di un’ulteriore batosta da 10 miliardi per le imprese del settore esprimendo la forte delusione e preoccupazione degli imprenditori.

PARRUCCHIERI ED ESTETISTI

Tra parrucchieri ed estetiste, costretti a rimanere chiusi fino all’inizio di giugno, sono a rischio ben 49mila posti di lavoro, lancia l’allarme Confartigianato secondo cui l’effetto combinato di mancati ricavi a causa della chiusura e della concorrenza sleale degli abusivi nei mesi di marzo, aprile e maggio causerà alle imprese di acconciatura e di estetica una perdita economica di 1.078 milioni di euro, il 18,1% del fatturato annuo.

RISTORAZIONE

Coldiretti punta invece il dito sulla prolungata chiusura forzata di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi, che, afferma, “ha un effetto a valanga di 5 miliardi sull’agroalimentare per mancati acquisti in cibi e bevande”. Un allarme cui fa eco anche quello di Filiera Italia secondo cui sono in pericolo i 320 mila locali che oggi danno lavoro a oltre 1,2 milione di persone e allo stesso tempo il 30% del fatturato dell’agroalimentare.