Barcellona, ancora una notte di disordini 

Il primo ministro spagnolo facente funzioni, il socialista Pedro Sanchez, ha convocato per oggi i leader dei principali partiti di opposizione dopo una notte di violenti disordini secessionisti a Barcellona e in altre città catalane che ha provocato 125 feriti, soprattutto fra le forze dell’ordine. La situazione è ancora tesa stamattina, dopo che un sabotaggio ha interrotto la linea ferroviaria ad alta velocità Barcellona-Madrid e diverse vie di comunicazione sono state interrotte da attivisti, riferiscono i media spagnoli. 

I nove leader secessionisti in carcere, la cui condanna a pene fino a 13 anni ha scatenato la protesta, hanno tutti inviato messaggi su Twitter per prendere le distanze dalla violenza, dicendo di appoggiare manifestazioni pacifiche. Altrettanto ha fatto il movimento di protesta civile Tsunami democratic. Ma per il momento il presidente del governo autonomo catalano, il secessionista Quim Torra, non ha espresso alcuna condanna per i disordini della notte scorsa. Il bilancio degli scontri, riportano i media, è di 125 feriti, fra i quali 72 agenti della polizia locale dei Mossos e 18 della polizia nazionale. I manifestanti arrestati sono 51.  

La protesta dei secessionisti catalani per le condanne carcerarie comminate ai loro leader non accenna intanto a fermarsi. Cinque “marce per la libertà” sono partite oggi da diverse località catalane dirette a Barcellona, dove gli attivisti contano di arrivare venerdì, giorno in cui è stato proclamato uno sciopero generale di protesta.  

Alla testa di un governo facente funzioni, in attesa delle prossime elezioni anticipate del 10 novembre, il primo ministro Sanchez, ha deciso di consultare i principali leader dell’opposizione per concordare la linea da seguire sulla Catalogna. In giornata riceverà separatamente Pablo Casado del Partito Popolare, Albert Rivera di Ciudadanos e Pablo Iglesias di Podemos.