Bassetti: “Basta virologi? Italia paese di ingrati”

“Alcuni giornalisti titolano ‘basta virologi’ dopo tutto quello che i medici hanno fatto durante questo anno di pandemia? C’è tanta ingratitudine gratuita, che è quella che contraddistingue questo paese: l’Italia è un paese di ingrati”. Matteo Bassetti non ci sta e controbattendo alla prima pagina del quotidiano ‘Libero’, che oggi titola ‘Basta virologi’ in un articolo che evidenzia le posizioni contrastanti degli esperti più noti in merito alla vicenda AstraZeneca, risponde senza mezzi termini. “Non che io volessi che ci dicessero ‘grazie’, ma neanche ‘basta, ci avete rotto le scatole -sbotta il direttore di malattie Infettive del San Martino di Genova- Si dimenticano che noi non rappresentiamo solo noi stessi ma tutto il mondo della medicina e tutti i medici delle corsie, bisognerebbe evitare di avere delle boutade così”.

“Io mi sono sempre speso per i vaccini, cercando di fare chiarezza, anche quando i messaggi non erano chiari. Io sono un esperto e parlo come tale e non vedo chi debba parlare di vaccini se non gli esperti in malattie infettive. I giornalisti? I politici? Bene. Tenetevi i giornalisti e i politici se li preferite, io francamente preferisco che a parlare di vaccini e di come evolva il Covid sia un medico, un esperto in microbiologia, un immunologo, un infettivologo”, dice secco il medico. “Io francamente preferirei che un paese fosse guidato, per la politica vaccinale e per la gestione del coronavirus, dagli esperti di malattie infettive. Se Libero preferisce che questo lo facciano i giornalisti, i politici o i cittadini, non so cosa dire”.

E sulle polemiche scatenate dai frequenti cambi di opinione e dai pareri discordanti degli esperti più noti, che secondo alcuni accenderebbero timori e scetticismo nei cittadini per quanto riguarda i vaccini, Bassetti è netto: “Le divergenze fanno parte della scienza, la medicina non è una materia esatta. Ognuno ha il suo modo di vedere le cose, ci sono degli studi clinici e se uno studio dice il contrario di quello che pensavi, ritornerai sulle tue posizioni”. E tuona: “Forse sfugge ai giornalisti qual è il nostro lavoro. E’ quello di confutare, solo confutando si possono ottenere risultati, altrimenti avremo che la terra è ancora piatta. Questo deve essere un messaggio che deve arrivare forte e chiaro. La scienza è dibattito. E’ giusto che i medici abbiano anche idee diverse”. Per Bassetti dunque, negli esperti non c’è nessun ‘esibizionismo’ nell’apparire spesso in tv. “Se mi mancherà andare in video quando finirà la pandemia? No di certo, non mi mancherà assolutamente, perché vuol dire che ne saremo fuori e finalmente ricominceremo ad occuparci delle altre malattie. Ma ore c’è bisogno”.

Immediata la replica del direttore di ‘Libero’ Alessandro Sallusti: “Sono totalmente d’accordo con il professor Bassetti: basta coi giornalisti che fanno i virologi. Peccato però che troppi virologi si siano messi a fare i giornalisti”, dice Sallusti.

“Basta coi virologi che fanno i giornalisti -spiega Sallusti -I virologi non sono fatti per orientare l’opinione pubblica, sono fatti per combattere il virus”. E non è, secondo il neo direttore del quotidiano, un problema di eccessivo presenzialismo: “La presenza va benissimo, non è che ad un virologo sia vietato presentarsi -puntualizza- è che se si presentano in tre e dicono tre cose diverse, perché questo è quello che sta accadendo, nell’opinione pubblica creano panico, confusione, incertezza”.

Sallusti dunque rivendica il ruolo del giornalista: “Non è che io voglia limitare la libertà di espressione dei virologi, intendiamoci. Però è mio compito rilevare la Babele che hanno creato”. E fa un esempio per tutti: “Venerdì alle 19 c’era in diretta televisiva Locatelli che diceva sì al mix di vaccini, e alle 20.30 dalla Gruber credo Crisanti, o non ricordo chi, che diceva ‘no, è pericoloso’. Capisci che uno si domanda: è pericoloso o no? Cosa devo fare? Per la gente quelli sono virologi, qualcuno di cui fidarsi. Ma se dicono due cose diverse nell’arco di un’ora e mezza, abbiamo un problema”. E conclude con un’osservazione: “Fra le varie forme comunicative, ricordo che c’è anche quella di tacere”.