Benzina, gli italiani spendono molto di più dei francesi

Per un pieno ci sono 9 euro di differenza. E il nostro Paese è tra i più cari d'Europa per il costo del carburante

benzina

Da diversi giorni la Francia e, soprattutto, Parigi sono messe a ferro e fuoco dalla protesta dei cosiddetti “gilet gialli”. Il motivo delle agitazioni contro il governo? La decisione del presidente francese, Emmanuel Macron, di alzare il prezzo del carburante. In realtà, le richieste dei manifestanti sono ben più ampie e non si limitano soltanto a questo argomento. In un documento, sono state elencate le principali riforme che, secondo loro, dovrebbero essere adottate dal governo francese, dall’aumento del reddito minimo a 1300 euro, alla possibilità di andare in pensione a 60 anni.
E se è vero che il confronto tra governo e manifestanti continua ad essere teso o, per meglio dire, a non esserci, è anche vero che le agitazioni di piazza hanno portato a uno stop della misura economica, perlomeno per il 2019.

Un confronto sui carburanti
Probabilmente, se gli scontri non fossero stati così accesi, a sentir parlare delle proteste francesi per gli aumenti sulla benzina ci sarebbe da sorridere. Secondo i dati di Globalpetrolprices.com, in Francia, a novembre, il prezzo medio per un litro di benzina è stato di circa 1,48 euro, mentre in Italia di 1,64. Stesso discorso per il diesel dove, però, la differenza è più contenuta con la Francia ferma a 1,48 euro al litro contro 1,55 euro del nostro Paese. Dunque, in media, a novembre 2018, un litro di benzina o diesel in Italia è costato rispettivamente 16 e 7 centesimi in più rispetto alla Francia.

Primi in Europa
Insomma, come riporta un’analisi dell’Uecoop (l’Unione europea delle cooperative) gli italiani, in media, pagano benzina e diesel l’11,4 e il 5,36 per cento in più rispetto ai francesi che, con un pieno, risparmiano oltre 9 euro per la benzina e 4,4 euro per il diesel. Inoltre, continuando ad analizzare i dati di Globalpetrolprices.com, risulta che il nostro Paese detiene il triste primato sul costo del carburante rispetto ai principali Stati europei, superando (per i costi della benzina) i Paesi Bassi, la Germania, la Francia, il Regno Unito e la Spagna. A questo punto è lecito domandarsi perché in Italia il carburante, in particolare la benzina, costi così tanto.

Le accise in Italia
Col termine accisa si intende una tassa indiretta che viene applicata sulla fabbricazione o la vendita di un bene di consumo.
Nel nostro Paese, negli anni, l’imposta sul carburante è stata utilizzata sia per far fronte a esigenze finanziarie dello Stato, che come compensazione dei danni all’ambiente, la cosiddetta green tax.
Inoltre, l’Italia ha introdotto una serie di accise per fronteggiare emergenze, di carattere naturale e non. L’ultima, in ordine di tempo (annunciata, ma non messa in pratica), è stata quella per recuperare fondi per l’emergenza di Genova, dopo il crollo del ponte Morandi. In passato, l’aumento del carburante ha contribuito al finanziamento della guerra d’Etiopia del 1935, per affrontare le conseguenze del disastro del Vajont (1963), dell’alluvione di Firenze (1966) o dei terremoti in Friuli Venezia Giulia (1976) e in Irpinia (1980). Più recentemente sono state introdotte accise in seguito al terremoto de L’Aquila (2009), all’alluvione che nel 2011 ha colpito Liguria e Toscana e ai terremoti in Emilia del 2012.
In alcuni casi, l’aumento è rimasto anche una volta decaduta la motivazione che ne aveva provocato l’origine. E se alcune sono poi state soppresse, altre sono entrate a far parte della fiscalità generale diventando un’unica accisa indifferenziata senza riferimenti alle motivazioni d’origine.

Evitare il contagio francese
Spiegato l’antefatto rimangono i costi che, come abbiamo visto dai dati, per gli italiani corrispondono a un considerevole alleggerimento dei propri risparmi. Un dato che con una possibile recessione alle porte, come testimoniato dalle analisi dell’Istat che hanno evidenziato un Pil negativo, dopo 4 anni, nell’ultimo trimestre, non può certo far sorridere pensando al futuro. Fortunatamente, finora, le scene viste in Francia non si sono verificate in Italia ed è importante che il disagio dei cittadini non degeneri in rabbia, come sottolineato anche dal vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio: «Spero che in Italia non si arrivi mai a quel che abbiamo visto in Francia, ma questo dipende solo da noi, a quanto terremo fede alle promesse, a quel che abbiamo detto».

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