Bilancio sociale, in Italia record di giovani inattivi: il fenomeno Neet

Sono più di 2 milioni. «Si tratta di una condizione di disagio», dice una nuova ricerca dell’Unicef

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Bilancio sociale in rosso nonostante le intenzioni del nuovo governo e maglia nera per l’Italia. Perché nessuno in Europa ha così Neet, termine che sta ad indicare ragazzi e giovani adulti (dai 15 ai 29 anni) che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione. Insomma, gente che sta in un limbo senza avere la possibilità di progettare il futuro. «Si tratta di una condizione di disagio ed esclusione sociale», dice una nuova ricerca dell’Unicef.  

In Europa
I numeri dell’Istat sul bilancio sociale mettono paura: i giovani inattivi sono 2.116.000, rappresentano 23,4 per cento del totale. Traduzione: 1 ragazzo su 5 in Italia si può definire Neet. Il nostro Paese continua a posizionarsi al primo posto nella classifica europea, seguito da Grecia (19,5 per cento), Bulgaria (18,1 per cento), Romania (17 per cento) e Croazia (15,6 per cento). La media Ue è di poco inferiore al 13 per cento. 

In Italia
Il 41 per cento dei Neet risulta in cerca di prima occupazione. Rappresentano il 15,5 per cento dei giovani di età 15-29 anni nel Nord Italia, il 19,5 per cento al Centro e nel Sud addirittura il 34 per cento. Sicilia (38,6 per cento), Calabria (36,2 per cento), Campania (35,9 per cento), Puglia (30,5 per cento) e Sardegna (27,5 per cento) sono le regioni più colpite dal fenomeno.  La maggior parte dei Neet italiani ha conseguito un diploma di scuola secondaria superiore (49 per cento), mentre il 40 per cento ha livelli di istruzione più bassi. A destare impressione è l’11 per cento di giovani totalmente inattivi laureati

Questi sono alcuni dati della ricerca “Il silenzio dei Neet. Giovani in bilico tra paura e desiderio”, lanciata oggi da Unicef nell’ambito del progetto Neet Equity, selezionato dal Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale nell’ambito dell’Avviso “Prevenzione e contrasto al disagio giovanile”. 

Il progetto Unicef
Neet Equity ha l’obiettivo generale di migliorare la capacità del territorio nel costruire politiche attive partecipate a favore della inclusione dei giovani inattivi. Si rivolge a 300 ragazzi e ragazze tra i 16 e i 22 anni, nella delicata fase di transizione dalla scuola secondaria al mondo del lavoro. Il progetto è stato avviato nel maggio 2018 e si concluderà nel 2020. Le città destinatarie del progetto sono Napoli, Taranto e Carbonia.  

«Essere Neet, ovvero non studiare, non lavorare, né seguire percorsi di formazione è una condizione di disagio ed esclusione sociale, che priva i ragazzi e le ragazze di una possibilità di futuro, lasciandoli indietroUtilizzando le parole di un testimone intervistato in questa ricerca, Neet è un indicatore di una qualità della vita insufficiente. Con questo progetto vogliamo migliorare la capacità di un territorio di fare sistema nel costruire politiche attive partecipate a favore dell’inclusione dei giovani Neet e valorizzare e dare forza alle potenzialità, spesso inespresse, che hanno tanti giovani in questa situazione», spiega Francesco Samengo, presidente dell’Unicef Italia.

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