Biotestamento, decidere oggi come essere curati domani

Il professor Gianni Baldini, esperto di biodiritto, spiega a Momento Italia come si è evoluta la disciplina giuridica su fine vita e procreazione assistita con l'approvazione della legge 219/2017

biotestamento

A quasi un anno dall’entrata in vigore della legge 219, l’Italia è de facto uscita dal far west legislativo in tema fine vita. I considerevoli passi avanti fatti sul piano del biotestamento e della procreazione medicalmente assistita, tuttavia, non risolvono in definitiva la complessità di una materia come il biodiritto. Momento Italia a tal proposito ha intervistato uno dei maggiori esperti in questo ambito nonché professore di biodiritto dell’Università degli studi di Firenze, Gianni Baldini.

La legge n. 219, entrata in vigore il 22 dicembre 2017, ha colmato quel vuoto normativo in materia di biotestamento che da anni era motivo di scontri istituzionali e sociali?
«La legge 219/17 disciplina sia la vicenda del cosiddetto biotestamento sia norme di portata generale sul consenso informato al trattamento sanitario, da lungo tempo attese dagli operatori sanitari, e infine disposizioni riguardo alla pianificazione condivisa delle cure tra medico e paziente. Si tratta di una legge espressione di un diritto mite, per regole e principi, che individua il perimetro di garanzia entro il quale possa esplicarsi la libertà di autodeterminazione terapeutica del paziente e la libertà e la competenza del medico rispetto al trattamento sanitario da svolgere».

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Il professor Gianni Baldini

L’evolversi di suddetto nodo gordiano è stato argomento di discussione sia per gli schieramenti politici sia per la fronda medico/scientifica. Qual è concretamente l’iter da percorrere per stilare un biotestamento?
«La legge riconosce espressamente il diritto del soggetto di esprimere “ora per allora” la propria volontà in ordine ai trattamenti terapeutici cui essere o non essere sottoposto. Prevede inoltre la nomina (non obbligatoria) di un fiduciario, cioè della persona che avrà il compito di far eseguire quella volontà. La dichiarazione potrà essere effettuata ove possibile in forma scritta (compilando formulari reperibili presso Associazioni, e in futuro Asl) ovvero mediante dispositivi audio-video e ausili tecnologici diversi. Non vi è una scadenza e può essere revocata in qualsiasi momento».

Altra legge che negli anni ha subito svariate modifiche è la n. 40, recante norme in materia di procreazione medicalmente assistita. Cosa presenta la situazione attuale?
«La legge 40/04 sulla pma è del tutto asimmetrica alla legge 219/17 sia nella forma che nella sostanza. Si trattava di una legge fondata sulla prevalenza degli interessi dell’embrione in vitro su tutti gli altri, anche rispetto al diritto alla salute della donna. Per queste ragioni è stata completamente riformata con gli interventi e la dichiarazione di illegittimità della Corte Costituzionale della previsione su embrioni, del divieto di accesso delle coppie fertili portatrici di patologia genetica e della pma eterologa».

Grazie ad una sentenza del 2009 della Corte costituzionale, gli embrioni prodotti per essere impiantati possono essere più di tre. Tuttavia, per legge, quelli in soprannumero non possono essere utilizzati per fini di ricerca o di clonazione. Come reputa tali limitazioni giuridiche?
«Si tratta di limitazioni irragionevoli posto che sia la ricerca scientifica (si pensi all’uso delle cellule staminali embrionali per la ricerca di terapie verso patologie neurodegenerative come l’Alzheimer) sia la clonazione terapeutica (intesa come possibilità di creare in laboratorio cellule per fini terapeutici) costituiscono attività la cui meritevolezza sociale è riconosciuta al massimo grado dalla Costituzione italiana (art 9 e 32 cost) ed Europea».