Blue Monday, oggi è il giorno più triste ma per gli scienziati è un fake

Il terzo lunedì del mese si è conquistato la fama del picco di negatività. Lo psichiatra Biondi: bufala mediatica che nulla ha a che fare con la depressione, malattia cronica che colpisce oltre 3 milioni di italiani

blue monday

Ansia, depressione, irritabilità: gennaio è il periodo dell’anno in cui la fatica si comincia a percepire di più e il terzo lunedì del mese si è conquistato la fama del picco di negatività tanto da venire definito Blue Monday. Il fatto che sia il “giorno più deprimente dell’anno” però è tutto da dimostrare. Per gli esperti si tratta di una bufala, dietro questa tradizione che risale al 2005 non c’è alcun riscontro scientifico. L’idea 13 anni fa venne a Cliff Arnall, psicologo all’Università di Cardiff convinto di aiutare le compagnie di viaggio ad analizzare le tendenze dei clienti. Secondo Arnall, le persone prenotano in questo giorno una vacanza perché in uno stato di profondo malumore. Colpa di meteo, debiti e scarsa motivazione. Per gli esperti non è così. «Il Blue Monday è solo una fake news, non ha riscontro scientifico e nulla ha a che fare con la depressione» avverte il professor Massimo Biondi, psichiatra e direttore del Dipartimento Neuroscienze e Salute Mentale del Policlinico Umberto I di Roma, secondo il quale gennaio non è il mese più triste dell’anno. «Semmai influiscono sull’umore primavera e autunno per la variazione della quantità di luce».

Depressione da calendario
Se nel mondo una persona su 10 soffre di depressione, le statistiche dell’ISS ci dicono che in Italia la malattia riguarda il 6 per cento della popolazione (oltre 3 milioni). I disturbi più noti: depressione “maggiore” nelle forme lieve, moderata o grave (le persone vivono in una condizione di frequente umore negativo); distenia (disturbo cronico che per mesi si manifesta con stanchezza, pessimismo, irascibilità); depressione di adattamento a eventi importanti (lutto, perdita del lavoro); post malattia; dovuta all’assunzione di droghe; bipolare; legata ad un problema medico. «Tristezza immotivata protratta nel tempo – ricorda Biondi – apatia, stanchezza, difficoltà a prendere sonno o dormire troppo, angoscia, ansia, appetito con perdita di peso, calo della libido, mal di testa, perdita di capelli  i sintomi ricorrenti in quasi tutte le forme depressive. Alla comparsa dei primi segnali rivolgersi al proprio medico curante, quindi ad uno psichiatra e psicoterapeuta. Inutile il “fai-da-te”, si rischiano ricadute, cronicizzazione della malattia e suicidi».

La parola dell’esperto
«Non c’è una causa unica che spieghi cosa succede nel cervello del depresso – afferma Diego Centonze, neurologo responsabile U.O.C. Neurologia dell’Irccs Neuromed di Pozzilli –. Sicuramente coloro che sono sopravvissuti ad un evento traumatico, come ad esempio l’11 settembre o il sisma in Giappone del 2013, hanno sofferto per anni di depressione. Un paziente che emerge da una depressione è più soggetto a ricadute. Ci sono persone che hanno una predisposizione, in altre incidono fattori ambientali, come il vivere in una realtà  fortemente stressante. Anche lo stress delle donne in gravidanza ha un impatto sulla psiche del neonato e dell’adulto che sarà». I disturbi dell’umore, dei quali fa parte la depressione, «sono legati soprattutto al cattivo funzionamento dei neuroni – conclude Centonze – che utilizzano la serotonina o la dopamina. Questi neurotrasmettitori sono coinvolti nel controllo del tono dell’umore, dell’affettività, dell’ansia, della memoria, dell’attenzione, dell’apprendimento, del dolore e di altre funzioni che risultano alterate nel corso della depressione, provocandone i sintomi tipici».

Dalla depressione si può guarire ma l’Italia è maglia nera per le cure
Secondo la Società italiana di psichiatria solo il 17 per cento dei pazienti è trattato in modo adeguato, contro una media europea del 23 per cento. Terapie
: psicoterapia, cure farmacologiche e ambulatoriali e ricoveri (per i casi più gravi). Attività aerobica (passeggiata di 30 minuti 3 o 4 volte la settimana), sana alimentazione, vita sociale  e esposizione alla luce aiutano. I soggetti più a rischio: anziani, donne, disoccupati e giovani. Non a caso il suicidio è la seconda causa di morte tra i 15 e i 25 anni, dopo gli incidenti. Anche il reddito determina differenze: meno colti e poveri si ammalano di più. I soldi non faranno la felicità ma aiutano a vedere meno nera la vita.

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