Bocciato il decreto Bonafede, decide la Consulta. Il boss Zagaria non torna in carcere

Pasquale Zagaria non torna in carcere mentre finisce davanti alla Corte Costituzionale il decreto proposto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede il 10 maggio scorso per mettere una toppa dopo la concessione degli arresti domiciliari per ragioni di salute a 376 detenuti per reati di mafia nel periodo più caldo dell’emergenza coronavirus.Il tribunale di sorveglianza di Sassari ha inviato gli atti alla Consulta accogliendo l’istanza dell’avvocato Andrea Imperato, legale del boss del clan camorristico dei Casalesi Pasquale Zagaria, che aveva ottenuto il beneficio della detenzione domiciliare a Brescia. Una vicenda, scrivono ora i giudici, che “offre una rappresentazione” di quanto sta accadendo in questi giorni: “Il tribunale, nell’esercizio dei suoi poteri, discrezionali, aveva compiuto un bilanciamento tra ragioni di sicurezza e diritti del detenuto” a curarsi, e aveva concesso i domiciliari sottoposti a un termine preciso di durata.

Adesso, argomentano i magistrati, sulla base del decreto, “il detenuto si trova esposto a un regime di rivalutazioni che, oltre a non essere rispettoso del termine, contiene preoccupanti aspetti di limitazione della sfera di competenza dell’autorità giudiziaria e una riduzione della tutela dei diritti fondamentali alla salute e all’umanità della pena”. Tutto questo, conclude il tribunale, è in contrasto con il dettato della Costituzione.

Il procedimento ora è sospeso e Zagaria resta dunque ai domiciliari.