Bollette, quanto incide lo spread nelle fatture di luce e gas

Le associazioni dei consumatori spiegano a Momento Italia quali saranno le conseguenze sui conti degli italiani

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Quando si parla di spread si ha l’impressione di trattare qualcosa di astratto, distante dalla vita di tutti i giorni. In realtà così non è, le ripercussioni sul quotidiano ci sono eccome. L’Autorità per l’energia, le reti e l’ambiente (Arera) si è chiesta, per esempio, se e quali ricadute possa avere il costante aumento dello spread sui costi in bolletta. Secondo le prime stime a soffrire saranno luce e gas. Le cifre parlano di un totale di circa 460 milioni di euro l’anno a partire dal 2019. In particolare per l’elettricità si attende un aumento di 80 centesimi al megawattora e per il gas 5 centesimi ogni 100 metri cubi. Ma quanto vale tutto questo per le famiglie? Non più di 2 euro l’anno. La voce della bolletta interessata è “Spese per il trasporto e la gestione del contatore”, che pesa per il 17,78 per cento del totale, contro il 54,60 per cento della materia prima. Il resto si divide in oneri 14,82 per cento e imposte 12,8 per cento.

Aumenteranno i costi per le aziende
«Lo spread alto durerà a lungo e peserà sulle bollette, anche indirettamente – ha dichiarato Pierpaola Pietrantozzi, segretario nazionale Adiconsum – I costi per le aziende che operano nel settore dell’energia saliranno. Penso soprattutto ai trasporti e alla gestione del contatore, attività ripagate dall’Arera attraverso una convenzione. In pratica sono pagati con parte del costo delle bollette. Sicuramente questa parte verrà rivista e si attingerà dalle tasche dei consumatori. Non si tratta di cifre esorbitanti, ma che andranno a fare sistema con altre voci. Come i costi delle materie prime, aumentati a causa di problemi internazionali. Ma anche gli oneri di sistema, rimasti intatti per due trimestri grazie all’Arera nonostante l’incremento». Per far fronte all’altalena dei prezzi delle materie prime, l’Authority ha congelato per sei mesi ogni altro aumento delle voci in bolletta. Importi saliti a circa un miliardo e che dovranno essere riscossi l’anno prossimo.

Gli aumenti maggiori non derivano dallo spread
«La notizia dello spread è forte ma non è quella la voce più pesante – ha confermato Ovidio Mazaioli, vice segretario nazionale del Movimento dei consumatori – Quella che abbiamo di fronte è un’indagine conoscitiva. Dai primi dati sembra che questa possibilità ci sia. Si tratta di pochi centesimi a bolletta. Il costo di una bolletta è formato per il 54 per cento da consumi, il resto da accise e altri oneri. La notizia resta importante perché l’aumento nasce da un malfunzionamento del sistema Italia. Ci tengo a ribadire che gli aumenti maggiori non derivano dallo spread. Penso all’energia elettrica: lo spegnimento delle centrali nucleari francesi, da cui noi attingiamo parecchia energia e l’aumento del costo del petrolio avranno impatti significativi».

Aumenti dovuti al prezzo del petrolio
«Siamo in un periodo di generale crescita dei consumi di luce e gas – ha concluso Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione nazionale consumatori -. Una crescita non dovuta prevalentemente allo spread. Il principale elemento è il prezzo del petrolio, che è salito molto nell’ultimo anno. Negli ultimi due trimestri l’Arera ha bloccato temporaneamente il pagamento degli oneri generali di sistema, aumentati del 9 per cento. Soldi che le compagnie recupereranno per i prossimi quattro trimestri. Alcune voci in bolletta poi servono per remunerare parte degli attori della filiera dell’energia, che forniscono servizi in concessione. Viene loro rimborsata parte dei costi che sostengono. Se alcuni di questi costi aumentano, magari perché le compagnie ricorrono a prestiti o fanno investimenti legati allo spread, verranno scaricati sulle bollette degli italiani».

 

1 commento

  1. l’aumento delle bollette oltre ad essere aumentate del 45%( sopratutto energia) negli ultimi 5anni non è bastato fatto sta che il governo Gentiloni x ultimo regalo ci ha lasciato un aumento dell’energia che partirà’ dal 2019 e non è cosa da poco.

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