Il ministro Bonafede contro le scarcerazioni: “Rimando dentro tutti i boss”

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede contro le scarcerazioni dei boss a causa del coronovirus: “Rimando dentro tutti i boss”Bonafede sta studiando una norma che consenta ai magistrati di sorveglianza di rivalutare le scarcerazioni già disposte di boss della criminalità organizzata alla luce del mutato quadro dell’emergenza Coronavirus. Lo si apprende in ambienti di via Arenula. Gran parte delle scarcerazioni sono state disposte per gravi patologie, ma molte ordinanze fanno esplicito riferimento all’emergenza da Covid19.

L’EMERGENZA SANITARIA E’ CAMBIATA

Ma in che modo il legislatore può influire su una decisione già presa dai tribunali di Sorveglianza di tutto il Paese? Il criterio è semplice: gli arresti domiciliari ai mafiosi sono stati concessi dai magistrati perché nelle carceri, a leggere i provvedimenti, c’era un alto rischio contagio. Per alcuni giudici, come quelli che hanno scarcerato Pasquale Zagaria, il rischio di contrarre il coronavirus era concreto persino nei reparti di 41bis, il cosiddetto “carcere impermiabile”. Per altri, come quelli che invece hanno rigettato la richiesta di Nitto Santapaola, il carcere duro protegge dal pericolo di prendere il Covid-19. In ogni caso su questo punto il pensiero del guardasigilli è semplice: “L’indipendenza dei giudici di sorveglianza è sacra, applicano la legge. Ma le leggi le scriviamo noi. I domiciliari sono stati concessi per l’emergenza sanitaria. Ma le condizioni ora sono cambiate“. La curva del contagio è scesa, nel Paese è cominciata la Fase 2 e quindi il livello d’emergenza è da considerarsi minore anche dentro ai penitenziari. Una distinzione fondamentale visto che proprio l’epidemia viene spesso indicata nei provvedimenti dei giudici di sorveglianza come causa principale per la concessione dei domiciliari.