Borsa Milano: la settimana inizia sotto la parità 

La “fase uno” dell’accordo Usa-Cina non scalda le piazze finanziarie europee. Forse scottati dalle numerose giravolte degli ultimi mesi, gli operatori non hanno proseguito il trend rialzista che ha caratterizzato l’ultima seduta della scorsa ottava. L’intesa tra Stati Uniti e Cina, che per Trump rappresenterebbe un passo decisivo per terminare le ostilità, prevede, da un lato, la sospensione dell’incremento dei dazi dal 25 al 30 per cento su 250 miliardi di “made in China” e dall’altro maggiori aperture in campo finanziario e l’acquisto di 40-50 miliardi di prodotti agricoli. 

Per Morgan Stanley quello che il Potus ha definito “un deal che va bene alla Cina, agli Stati Uniti e al mondo” rappresenta un accordo dai contorni che è possibile definire, nella migliore delle ipotesi, incerti. Il rinvio delle tariffe rappresenta solo un aspetto dell’intera questione, visto che, rilevano gli analisti della banca newyorkese, “non esiste ancora un percorso credibile per il calo delle tariffe esistenti e l’escalation della tensione resta un rischio concreto”. Di conseguenza, continuano gli analisti di Morgan Stanley, “non ci attendiamo un rimbalzo significativo nelle scelte delle aziende che possa spingere al rialzo la crescita globale”. 

In questo contesto, a Milano il Ftse Mib si è fermato a 22.097,94 punti, -0,3% sul dato precedente. Sul listino principale forti acquisti sui titoli Amplifon (+2,53%) e Juventus (+3,94%) mentre fuori dal paniere delle blue chip si segnala il +15,81% di Gedi Gruppo Editoriale. A mettere le ali al titolo è stata la mossa a sorpresa di Carlo De Benedetti di lanciare un’offerta di acquisto cash, già respinta, sul 29,9% delle azioni Gedi a 0,25 ad azione. Il prezzo offerto, che corrisponde alla chiusura di giovedì (oggi il titolo ha terminato gli scambi a 0,29 euro), secondo gli analisti sembrerebbe destinato a crescere. 

Nel comparto bancario performance all’insegna della debolezza per l’accoppiata UniCredit (-0,51%) e Intesa Sanpaolo (-0,27%). Sopra la parità invece Ubi Banca (+0,15%) e Banco BPM (+1,5%), penalizzate in avvio dall’ipotesi di un aumento di capitale funzionale alla fusione tra i due istituti. Tra gli industriali si segnala il +0,62% di FCA, sull’ipotesi di una ripartenza delle trattative con Renault, e il -1,52% di CNH Industrial, vittima delle prese di beneficio dopo i recenti guadagni (8,87% nelle ultime cinque sedute). 

Con il Brent che segna un rosso del 2,3% a 59,1 dollari, Saipem ha perso l’1,22% e Tenaris il 2,64%. Sui due titoli, Mediobanca (+0,15%) ha rispettivamente alzato la valutazione ad “outperform” (target price a 5,5 euro) e ridotto il giudizio a “neutral” (11€). (in collaborazione con money.it)