Bpco, la malattia che toglie il respiro a 3,5 milioni di italiani

La Bronco pneumopatia cronica ostruttiva è responsabile del 55 percento dei decessi per patologie respiratorie

Bpco

La Bronco pneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), oggi quarta causa di morte, si avvia a diventare entro il 2020 la terza, con una previsione di 6 milioni di morti nel mondo. In Italia, secondo l’Istat, colpisce il 5,6 percento degli adulti: circa 3,5 milioni di persone (tassi di incidenza più alti nelle regioni meridionali) ed è responsabile del 55 percento delle morti per malattie respiratorie. Il fumo è il primo fattore di rischio, sebbene un terzo dei pazienti sottolinea di non aver mai fumato.
«Eppure questa patologia – afferma Paola Andreozzi, responsabile del Centro Medicina Predittiva e Fisiopatologia Respiratoria Policlinico Umberto I di Roma, 4000 pazienti l’anno –  è ancora fortemente sottostimata. Molti non sanno di averla. Si tratta di una malattia prevenibile e trattabile, cronica ed evolutiva di bronchi e polmoni, quasi sempre correlata al fumo di sigaretta. Inoltre, è spesso associata ad altre patologie, soprattutto cardiache, ma anche obesità, diabete, che complicano il trattamento terapeutico, peggiorando la prognosi e diminuiscono la speranza di vita. I sintomi classici sono mancanza di respiro, tosse cronica e catarro».  «Bpco e asma sono le malattie dell’apparato respiratorio più diffuse tra la popolazione – ricorda il prof. Paolo Palange, direttore della UOC di Medicina Interna e Disfunzioni Respiratorie dell’Umberto I -. L’asma pur essendo solitamente associata maggiormente all’età pediatrica e giovanile è, in realtà, una patologia cronica che tende ad accompagnare il soggetto per tutta la vita. Di asma si muore raramente, l’aspettativa di vita di queste persone non si riduce, ma è la qualità della vita a risentirne».

L’identikit del paziente Bpco
Fumatori, over 60, uomini e donne (non fa differenza). Ma anche giovani, esposti al fumo passivo e a sostanze inquinanti, malati allergici o ex asmatici. «La Bpco interessa il 30 percento dei fumatori – ammette il prof. Palange – quindi non tutti i fumatori si ammalano di Bpco. Sicuramente un ruolo importante lo ha la genetica».«Anche un soggetto di 40 anni – conferma la dottoressa Andreozzi – che non presenta tosse e dispnea, ma che in passato ha avuto l’asma può essere a rischio. Così come il figlio di una donna che in gravidanza ha fumato. Se poi è anche diabetico, obeso e soffre di ipertensione e ipertensione polmonare, il quadro può solo che peggiorare».

Gli interventi
La migliore risposta alla sfida rappresentata dalle patologie croniche come la Bpco – secondo gli esperti – è quella di ridurne sensibilmente le conseguenze. «Occorre garantire una diagnosi precoce seguita da una presa in cura corretta dei pazienti (approccio olistico-internistico) con malattia respiratoria – concludono Andreozzi e Palange –. I vantaggi di un’appropriata gestione non riguardano solo i malati, ma anche il Ssn per i costi che si eviterebbero riducendo al minimo le riacutizzazioni e i ricoveri ospedalieri. Inoltre, bisognerebbe migliorare la consapevolezza sulla patologia e sui fattori di rischio e la conoscenza dei sintomi che rendono opportuno rivolgersi al proprio medico. Quindi promuovere una maggiore sinergia tra medico di medicina generale e specialista. Infine, raccomandare la spirometria a tutti i pazienti con in cui si sospetta la presenza di Bpco. Un esame indispensabile per confermare la diagnosi della patologia, oltre ad aiutare il paziente nell’auto-gestione della propria malattia, anche attraverso la riabilitazione respiratoria».

Prevenzione
Il 15 novembre in occasione della Giornata mondiale della Bpco, in Italia Federasma e Allergie onlus promuoveranno incontri pubblici per informare i cittadini. Due le città scelte: Milano e Napoli. In piazza della Scala e nelle piazze Trieste e Trento, medici specialisti eseguiranno dalle 10 alle 18 esami spirometrici gratuiti e risponderanno alle domande sulla patologia e sulle altre malattie del sistema respiratorio.