Brand reputation, recensioni negative? La soluzione di una startup italiana

Si chiama RepUP e gestisce la reputazione di ristoranti, bar, pasticcerie e gelaterie con una formula innovativa che coniuga tecnologia e operatori specializzati

brand reputation

La brand reputation gioca un ruolo chiave nel fatturato. Anche nel mondo della ristorazione, dalla pizzeria fino al ristorante stellato. Quello che scrivono i clienti resta per sempre e fa girare il business.  Nel bene o nel male. Basti pensare che uno studio commissionato da TripAdvisor ha svelato che il 93 per centro degli italiani ammette di scegliere un locale basandosi sulle recensioni trovate online. I commenti e le risposte, dunque, giocano un ruolo fondamentale. Possono fare la differenza: riempire il locale o svuotarlo improvvisamente.   

Ecco RepUP
Alcuni gestori di ristoranti o bar fanno tutto handmade, dentro la cucina ma anche fuori, dividendosi tra social network, Google,  Tripadvisor e altre piattaforme. Spesso però non hanno tempo per dedicarsi alla brand reputation a 360°. Da qui è nata la strartup italiana RepUP, lanciata per gestire la reputazione di ristoranti, bar, pasticcerie e gelaterie con una formula innovativa che coniuga tecnologia e operatori specializzati. Come? Si paga un abbonamento mensile (parte da circa 30 euro) e RepUP «risponde a tutte le recensioni negative dei clienti entro 24 ore, gestisce anche i commenti positivi, applica tecniche Seo per migliorarne la ricercabilità sul web, sistema i profili dei ristoranti sui social, incluso l’aggiornamento delle foto e molto altro». Il progetto, basato sul supporto alla brand reputation, è piaciuto anche a Seed Money, società specializzata nel lancio di startup ad alto valore innovativo e composta da un team di 170 business angel, che ha investito direttamente nel capitale di RepUP (dopo una fase di mentorship) per accelerarne la crescita.    

Andrea Orchesi, Salvatore Viola e Roberto Carcangiu
«Volevo creare uno strumento che offrisse a tutti la possibilità di delegare la gestione della propria reputazione online, ma a costi sostenibili – racconta Andrea Orchesi, co-founder e Presidente di RepUP – Per mesi abbiamo analizzato milioni di recensioni presenti sulle piattaforme più usate e studiato con un team di esperti di marketing e psicologia le risposte che funzionano e quelle che invece danneggiano la reputazione. Ma abbiamo fatto molto di più: abbiamo sviluppato anche un’app unica nel mondo della ristorazione e non solo. Con un sistema di intelligenza artificiale è in grado di riconoscere i potenziali i commenti negativi e offrire agli avventori la possibilità di comunicare direttamente ai proprietari cosa non li ha soddisfatti durante la permanenza nel locale. Permette inoltre ai gestori di stimolare eticamente e legalmente le recensioni positive e di mantenersi in contatto con i loro clienti». 

«Quando un cliente esce da un locale, incolla un biglietto sulla porta – racconta Salvatore Viola, co-founder e Ceo di RepUP – È un biglietto virtuale che esprime pubblicamente un giudizio. Mettiamo che ci siano due ristoranti uno accanto all’altro. Ambedue hanno all’ingresso lo stesso commento: “Mi sono trovato male, non ci torno più”. Uno dei due, però, ha anche la risposta del titolare: “Ci spiace tanto per l’accaduto. Cerchiamo di dare sempre il massimo nel nostro lavoro e il giudizio dei clienti per noi è preziosissimo. Torni a trovarci, saremo lieti di farle cambiare idea”. Chi passa leggerà ambedue i biglietti, ma dove preferirà entrare?». 

«In realtà – sottolinea Roberto Carcangiu, consulente di grandissima esperienza, specializzato nel management di ristoranti e co-founder di RepUP – I ristoratori hanno bisogno di qualcuno che li sgravi completamente da questo lavoro, perché chi trascorre 12 ore al giorno in sala, in cucina, al bancone o alla cassa non ha il tempo di dedicarsi anche alle piattaforme di recensioni. La critica serve a far crescere le aziende e il mercato, ma quando non è mediata diventa sterile e pericolosa, poiché può essere soggetta a interessi o visioni personali che niente hanno a che vedere con il servizio acquistato». 

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