Brexit, gli italiani del Regno Unito viaggiano tra fiducia e ottimismo

Sono 700 mila i connazionali che vivono e lavorano oltremanica. Momento Italia ha intervistato Marcello Silvestri di Wiredmark e Stefano Potortì, vicepresidente di The Italian Chamber of Commerce and Industry for the UK

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Gli studi universitari di ingegneria e di informatica lo annoiavano. Così ha deciso di emigrare a Londra tre anni fa. Era ottobre, il tempo più incerto che mai. Due mesi dopo ha fondato Wiredmark, società di consulenza e servizi per il web. Marcello Silvestri, 27 anni, originario di Napoli, è uno dei 700 mila italiani che lavorano e risiedono nel Regno Unito. Marcello è arrivato in Inghilterra circa otto mesi prima del referendum che ha cambiato le sorti dell’Europa, appena in tempo per maturare le condizioni necessarie a richiedere il “settled status”, la residenza permanente. A Momento Italia dice di non essere per nulla preoccupato dagli ultimi eventi politici: «La mentalità imprenditoriale non è cambiata anche se il costo della vita è molto alto, soprattutto a Londra. Nel 2017, mi sono trasferito a Birmingham con mia moglie, Huyen Anh, per le opportunità imprenditoriali che la città offre».

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Marcello Silvestri di Wiredmark

Assistenza online
Per venire incontro a dubbi e perplessità sul post-Brexit, l’Ambasciata d’Italia a Londra ha aperto di recente una piattaforma di assistenza online. Tra le domande più ricorrenti ci sono soprattutto questioni pratiche come l’accesso al servizio sanitario nazionale, la previdenza sociale, le assicurazioni e informazioni sui documenti da usare nelle varie circostanze, dalla carta d’identità italiana al passaporto. «La chiarezza dei siti istituzionali – conferma Marcello – è uno dei maggiori vantaggi che ho riscontrato nell’avviare la mia azienda, oltre al supporto delle Company Formation Agents locali, agenzie di servizi che, in circa 20 minuti, preparano e inviano i moduli necessari al registro delle imprese locali. A sole due ore dalla fine del procedimento mi è arrivata l’e-mail di conferma. Così sono potuto partire con la mia attività, iniziando dalla clientela che mi ero costruito in Italia da freelance negli anni precedenti».

Italians do it better
Altra istituzione di riferimento è The Italian Chamber of Commerce and Industry for the UK, il cui vicepresidente, Stefano Potortì, spiega di non riscontrare particolari difficoltà tra gli imprenditori se non l’incertezza riguardo gli esiti della negoziazione: «Sono ancora plausibili tutti gli scenari, compreso quello del no deal. Di conseguenza ci sono diverse scuole di pensiero, dai catastrofisti ai super ottimisti, anche se in generale, soprattutto a Londra, si è passati da un’euforia eccessiva negli investimenti a una maggiore ponderazione». Ponderazione che il vicepresidente ha notato negli ultimi anni soprattutto nel campo della ristorazione, dai grandi chef ai piccoli locali, per gli affitti proibitivi e l’aumento del costo delle importazioni causato dal recente indebolimento della sterlina. Da qui l’idea, in collaborazione con l’imprenditore Roberto Costa, di lanciare la RC Academy Welcome Italia, un progetto per offrire a giovani dai 18 ai 32 anni alloggio a Londra, corso d’inglese e un contratto trimestrale per imparare, anche da zero, a lavorare nei ristoranti. «Nelle prime 48 ore – ricorda Potortì – abbiamo ricevuto oltre 200 curricula. Questo dimostra quanto Londra, nonostante la Brexit, sia ancora una meta realmente appetibile per tanti giovani italiani senza sbocchi lavorativi nel proprio Paese».

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