Brexit senza accordo, quale futuro per gli studenti europei in Erasmus?

Vademecum dell’Ue per continuare a studiare all’estero e non rimanere prigionieri di Londra. La Commissione ha tracciato alcuni possibili scenari sui futuri percorsi di istruzione nel Regno Unito

Se la premier May si gioca il suo futuro politico per un’eventuale uscita traumatica dall’Europa del suo paese, non meno complessa appare la situazione dei tanti studenti che frequentano oggi università e corsi di formazione a Londra e dintorni. Come si potrà, e in che termini, continuare a seguire lezioni e sostenere esami nel Regno Unito in caso di una Brexit senza accordo?

La Commissione europea ha recentemente tracciato un quadro delle ipotesi in campo, offrendo anche delle proposte sui comportamenti da adottare da parte degli studenti che si trovano attualmente in Gran Bretagna. Questo documento della Commissione, di cui di seguito riportiamo una sintesi, è consultabile nella versione originale cliccando qui.

Visto obbligatorio per rimanere più di 3 mesi
Il primo punto ad essere stato chiarito è quello del soggiorno a Londra: quanto potrà rimanere uno studente europeo nel Regno Unito con una Brexit in versione traumatica?

«Nel caso di mancato accordo, i cittadini Ue che studiano o che stanno svolgendo un periodo di formazione nel Regno Unito sono soggetti alle leggi del territorio britannico – ha specificato la Commissione europea nel suo vademecum -. Il governo del Regno Unito ha annunciato che non è necessario richiedere alcun visto di immigrazione se non si ha intenzione di rimanere per più di 3 mesi. Chi intende restare per più di 3 mesi, dovrà invece richiedere un permesso temporaneo europeo».

Quali rischi per la mobilità degli studenti Erasmus
I timori tra gli studenti europei che frequentano le università britanniche di dover interrompere la partecipazione ai corsi e tornare a casa sono forti e diffusi. Bruxelles, però, tranquillizza tutti coloro che studiano nel Regno Unito con il programma Erasmus+.

«Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno concordato un regolamento per garantire che la mobilità non venga interrotta – si legge sempre nel documento elaborato dalla Commissione -. Il regolamento si applica agli studenti dell’istruzione superiore, agli apprendisti e agli alunni dell’istruzione professionale, ai giovani impegnati nelle attività di apprendimento non formale, al personale impegnato nell’istruzione e nella formazione, nonché agli animatori giovanili. Si noti, tuttavia, che il regolamento copre solo gli scambi di apprendimento che iniziano prima della data di ritiro».

Si potrà ancora essere studenti Erasmus in Gran Bretagna?
Uno sguardo al futuro: saranno valide le condizioni del programma Erasmus per chi vorrà andare a Londra? Le indicazioni di Bruxelles sono in questo caso all’insegna dell’incertezza: «La Commissione ha presentato una proposta legislativa per gestire l’emergenza. Se adottata, consentirà all’Unione europea di continuare a finanziare Erasmus+ nel Regno Unito durante il 2019. La possibilità di svolgere una mobilità nel Regno Unito dipende da numerosi di fattori, ad esempio che il Regno Unito continui a contribuire al bilancio dell’Ue per il 2019. Inoltre, dipende dalle decisioni delle organizzazioni ospitanti del Regno Unito (nel caso delle università) e se le attività termineranno entro il 31 dicembre 2019. Si consiglia quindi di verificare le condizioni direttamente con l’università ospitante: https://www.gov.uk/guidance/european-temporary-leave-to-remainin-the-uk».

La cooperazione tra scuole inglesi e britanniche post Brexit
Allo stato attuale i fondi di Erasmus+ coprono anche le spese relative alle partnership tra scuole superiori europee e britanniche: quale sarà la loro sorte?

«Un progetto di cooperazione potrebbe in effetti essere interessato dalle conseguenze della Brexit dal momento che, a partire dalla data di ritiro, il partner del Regno Unito (la scuola, ndr) non sarà più eleggibile per ottenere finanziamenti nell’ambito di Erasmus+. Tuttavia, la Commissione ha presentato una proposta legislativa per gestire questo tipo di situazioni – è specificato ancora nel vademecum -. Se la proposta venisse adottata e se il Regno Unito soddisfacesse determinate condizioni, il progetto potrebbe continuare a essere finanziato nel 2019».

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