Brunei, in vigore la pena di morte tramite lapidazione per gay e adulteri

E parte la campagna di protesta che prevede di boicottare gli hotel del sultanato. In Italia si tratta dell’Hotel Principe di Savoia, a Milano, e dell’Hotel Eden, a Roma

Brunei

Da oggi è ufficiale: in Brunei, piccolo sultanato sull’isola del Borneo, è entrata in vigore la pena di morte per lapidazione. Sotto accusa l’omosessualità (già illegale nel Paese da 10 anni e punibile con il carcere fino a 10 anni), l’adulterio, le relazioni sessuali extraconiugali per i musulmani, l’insulto e la diffamazione del profeta Maometto. E ancora la “nuova” legge prevede la pubblica flagellazione per chi abortisce e l’amputazione per chi si macchia del reato di furto.

Punizioni crudeli e disumane, così come le ha definite anche Amnesty International che più volte ha chiesto al Brunei di «rivedere il codice penale in conformità con i suoi obblighi in materia di diritti umani». Appelli che a oggi, evidentemente, sono rimasti inascoltati.

Davanti alla decisione del Brunei di andare avanti per la sua strada, la comunità internazionale si è mobilitata e sui social si sta diffondendo a macchia d’olio l’appello a boicottare gli hotel di lusso di proprietà del sultanato. In Italia si tratta dell’Hotel Principe di Savoia, a Milano, e dell’Hotel Eden, a Roma.