Burocrazia, quando avviare un’impresa è una missione (quasi) impossibile

Servono sessantacinque pratiche, ventisei sportelli, trentanove file (reali o virtuali) e circa 18 mila euro di spesa solo per aprire un salone di acconciatura

burocrazia

«Comune che vai, burocrazia che trovi». È la prima edizione dell’Osservatorio Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa) a misurare il peso della burocrazia in Italia sull’avvio di un’impresa. Non è certo un segreto che la burocrazia nel nostro paese rappresenti un enorme ostacolo per la nascita di un’attività e dunque questa indagine, oltre a confermarlo, approfondisce e svela i dati sconcertanti legati ai numerosissimi passaggi e ai costi di una simile operazione.
Sessantacinque adempimenti, ventisei sportelli, trentanove file (reali o virtuali) e circa 18 mila euro di spesa. E tutto semplicemente per aprire un salone di acconciatura.

La Scia e le altre…
Un’indagine condotta sul campo, in collaborazione con 52 Cna territoriali, in rappresentanza di altrettanti Comuni di cui 50 capoluoghi di provincia. Sono state prese in esame 5 categorie di attività commerciali: acconciatura, bar, autoriparazione, gelateria e falegnameria e, per ognuna, è stato calcolato in dettaglio il numero degli adempimenti, il numero degli enti coinvolti, il numero complessivo di operazioni necessarie all’apertura e il costo totale dell’intera autorizzazione.

Alla luce di questi numeri, gli aspiranti imprenditori, pur con idee originali e una forte intraprendenza, sono messi con le spalle al muro: si comincia con un corso di formazione (e successivo esame finale teorico-pratico) per un totale di 1.800 ore e 5 mila euro di spesa e si prosegue con uno stage della durata variabile a seconda delle regioni. L’inizio vero e proprio di questo ingarbugliato e faticosissimo iter, è la presentazione di una “Scia” (Segnalazione certificata di inizio attività) presso il Comune dove sarà ubicata fisicamente l’attività. Ma anche qui, non è tutto così facile, perché servono una serie di atti, alcuni obbligatori, altri facoltativi a seconda del Comune di residenza (gli obbligatori arrivano a costare circa 660 euro, i facoltativi addirittura qualche migliaio). In alcuni Comuni è richiesto pure il certificato di agibilità dei locali che costa 1.500 euro e non si ottiene prima di 60 giorni.

La Scia va poi consegnata al “Suap” (Sportello unico per le attività produttive) e, in 18 dei Comuni presi in esame, questo ente non è l’unico interlocutore con il quale interagire, allungando non poco i tempi e incidendo pesantemente sui costi. Arrivati a questo punto può sembrare quasi fatta e invece gli scogli da superare non sono finiti: se l’aspirante imprenditore prevede un consumo di acqua superiore al metro cubo al giorno deve richiedere anche l’ “Aua” (Autorizzazione unica ambientale) che può costare fino a 300 euro e a cui vanno aggiunte le spese di consulenza (intorno ai 1000 euro). Infine, serve l’iscrizione al “Conai” (Consorzio nazionale imballaggi) per la gestione dei rifiuti.

Avvio lento e faticoso
L’avvio di un’impresa, inoltre, prevede la ristrutturazione di un locale, intanto per adattarlo alle esigenze che l’attività richiede e poi per “metterlo a norma”, ovvero adeguare tutti gli impianti alle normative vigenti qualora non lo fossero, provvedere ad allacciare tutte le varie utenze e fare quegli interventi indispensabili per agevolare l’accesso ai disabili. Anche in questo caso l’estrema complessità delle norme in materia edilizia rende confuso perfino comprendere le procedure da seguire. Nel caso di semplici lavori di ristrutturazione interna (senza quindi cambi di destinazione d’uso dei locali dove la situazione si complica ulteriormente) va presentata una Comunicazione inizio lavori asseverata (Cila) allo sportello “Sue” (Sportello unico edilizia) che in molti casi impone il coinvolgimento di enti diversi oppure allo sportello Suap. I diritti Cila solo a Livorno sono gratuiti, in gran parte dei Comuni costano meno di 100 euro, in altri superano questa cifra per toccare il picco a Roma con 251 euro.

Gli adempimenti connessi alla documentazione che va allegata alla Cila sono molteplici: va assegnato a un professionista l’incarico per la redazione del progetto, la presentazione della Cila, l’attività di direttore dei lavori, la comunicazione di fine lavori e l’aggiornamento del Catasto. Tutto alla modica cifra di 5500 euro.

Una vera e propria guerra che va combutta ufficio per ufficio se non ci si arrende prima.

 

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

5 × 5 =