Calcio ai tempi del Coronavirus: diamo a Cesare quel che è di Cesare!

Prima di addentrarci nei meandri di un tema che coinvolge emotivamente ed economicamente miliardi di persone nel mondo, occorre fare un passo indietro e lasciarci andare ad una doverosa premessa. La salute dei cittadini viene prima di tutto. Proveremo così ad abbozzare delle ipotesi, sulla scia di quanto emerso negli ultimi giorni all’interno del mondo pallonaro. 

IL CONCETTO DI SPORT

Il concetto di sport ruota attorno ad un elemento fondamentale: la competizione. Lo sport è competizione. E per garantire la regolarità negli anni è bene che non si rinunci mai alla sua essenza. Diviene dunque indispensabile che tutti gli attori possano presentarsi nelle medesime condizioni ai blocchi di partenza e che possano proseguire nel rispetto delle leggi, svincolandosi da eventi che ne alterino la validità. In questo caso, di fronte ad un male che sinergicamente si sta affrontando, non si può certo imputare la responsabilità di questa pausa al libero arbitrio. Ecco perché a chi paventa un annullamento dei campionati in corso ci sentiamo di rispondere che probabilmente non è un uomo di sport o tira per gli interessi della fazione che rappresenta (facile afferrare il riferimento).

COSA DICIAMO AGLI IMPRENDITORI?

Qui ci sono imprenditori che hanno investito nell’industria-calcio e che, con sacrifici, alimentano la passione di miliardi di persone. Qui ci sono imprenditori che costruiscono, pianificano e grazie ad un concatenamento di eventi sono ad un passo dal tagliare il traguardo per primi. Il risultato finale è frutto di mesi, se non addirittura anni, di lavoro. Siete davvero sicuri che vanificare gli sforzi e i sacrifici, di chi sogna da una vita di alzare quella Coppa o conquistare quella promozione, sia la strada più semplice da percorrere? La competizione è garantita negli anni anche e soprattutto dai successi. Perchè? Perchè successi sono sinonimo di introiti e gli introiti tengono alta la competizione. Prendiamo ad esempio la Serie A, un campionato che negli ultimi anni ha assistito allo strapotere di una società come la Juventus. Lazio ed Inter (un po’ più staccata) hanno ridotto sensibilmente il gap nel corso di questa stagione e, specie per i capitolini, potrebbero aprirsi scenari inimmaginabili fino a qualche estate fa. Vincere significa accrescere il proprio appeal e la propria forza sul mercato. Dunque, cosa diciamo agli imprenditori?

BENEVENTO, MONZA E REGGINA: A MEZZO PASSO DAL SOGNO

Ci sono poi esempi di realtà come Benevento, Monza e Reggina. Solide economicamente, con grandi imprenditori alle spalle e che con la forza degli investimenti stanno per coronare il loro sogno. In questo gruppetto potremmo ascrivere il Lanerossi Vicenza, anch’esso saldamente al comando, ma con un vantaggio leggermente inferiore rispetto alle tre società poc’anzi citate. Benevento a +20 sul Crotone con dieci match assenti all’appello, Monza a + 16 sulla Carrarese con 11 partite da disputare, Reggina a + 9 sul Bari con otto gare al termine: è questo il quadro che si è andato delineando nei rispettivi campionati. Tre società che hanno dominato in lungo e in largo, facendo terra bruciata alle loro spalle. Sarebbe giusto congedarsi senza rendere merito a chi ha condotto una stagione da record?

CAPITOLO RETROCESSIONI

Discorso simile per chi lotta per non retrocedere. Trovarsi invischiato nei bassifondi della classifica non è un caso. Scelte sbagliate o annate semplicemente storte. Ed è anche vero che per effetto dei movimenti nel mercato di gennaio le cose sarebbero potute cambiare da qui alla fine. In un girone come quello C di Serie C, dove quasi l’80% delle partite è stato mandato agli archivi, la classifica è grosso modo delineata. Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto.

LA PROVOCAZIONE

Mentre in Italia e in più parti d’Europa va in scena la solita guerra tra poveri, chiediamo a chi è chiamato a prendere delle decisioni, di farlo secondo buonsenso e con coscienza. Non piangiamo il problema, ma cerchiamo le soluzioni. Perchè non andare oltre il 30 giugno? Sarebbe nell’interesse di tutti chiudere questo campionato piuttosto che iniziarne uno nuovo. E pazienza se i contratti vanno in scadenza. Si valuta l’opzione migliore per chi, da un mese oramai, non può adempiere al lavoro per cui è pagato. Prolungamento dei contratti con termini e condizioni differenti. Una cosa è certa. Da questa battaglia ne usciremo tutti diversi, per certi aspetti ridimensionati. Non possiamo però soprassedere ai meriti conquistati prima che questo male travolgesse il mondo. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.