Calcio, la domenica del pallone non esiste più. E le mogli ringraziano

Prendiamo ad esempio l’ultima giornata di Serie A, la numero 16: dall'inizio di Inter-Udinese (sabato) a Bologna-Milan (martedì) passano più di 76 ore

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Mentre la Juventus corre sparata verso l’ottavo scudetto di fila ammazzando il campionato prima della sosta, la Serie A sta prendendo la forma del pranzo di Natale. Lungo, pesante, sfiancante. Formato spezzatino? Macché. Tra l’antipasto e il dolce si digerisce un paio di volte, ruttini compresi. Con la spartizione dei diritti tv tra Sky e Dazn, la domenica pomeriggio è diventata una mezza barzelletta. Prendete l’italiano medio: ha lavorato tutta la settimana, è andato a pranzo dalla suocera e vuole vedersi la partita subito dopo. Sì, può farlo. Ma la scelta è limitata. Fiorentina-Empoli, probabilmente, era il match clou dell’ultima domenica. Un derby toscano. L’alternativa su Sky? Solo Frosinone-Sassuolo (o Samp-Parma che era trasmessa in esclusiva su Dazn). A questo punto è meglio una partita a burraco…

Bologna-Milan di martedì
Il tutto in nome del dio denaro, dei diritti tv e di uno show infinito che ha rovinato il weekend degli italiani. Vada per l’anticipo del sabato, vada per il posticipo della domenica, vada pure per il monday night rubato alla tradizione della Premier League. Passi anche il triste lunch match delle 12.30. Ma il posticipo del martedì è qualcosa di incomprensibile. Già, il 18 dicembre 2018 passerà alla storia per il primo posticipo programmato di martedì sera non per ragioni “eccezionali”: al dall’Ara palla al centro per Bologna-Milan, una partita da giocare al freddo e al gelo senza una motivazione reale. O meglio: Lazio e Milan sono sono state impegnate in Europa League di giovedì e sulla carta ci sta che abbiano un giorno in più per recuperare energie e fiato. Ma invece di disputare due partite di lunedì, una alle 19 e una alle 21, la Lega di Serie A ha deciso di spalmare Atlanta-Lazio e Bologna-Milan su due giorni differenti. Per alzare lo share, di sera. Per di più a Bergamo e a Bologna, dove l’inverno è partito da un pezzo. Se non è follia poco ci manca. Traduzione: le esigenze dei diritti televisivi valgono più della volontà dei tifosi, defraudati del diritto di gustarsi le partite allo stadio o in tv tra la domenica o il sabato. Comodamente sul divano di casa oppure pagando il costo di biglietti non proprio low cost per sostenere dal vivo la propria squadra, la propria passione.  

76 ore di agonia
Prendiamo ad esempio l’ultima giornata di Serie A, la numero 16: Inter-Udinese ha aperto le danze alle 18 di sabato, di seguito Torino-Juventus è stata programmata in serata; domenica l’interessantissima Spal-Chievo (chiusa sullo 0-0) è stata giocata all’ora di pranzo, con calcio d’inizio alle 12.30; alle 15, all’orario canonico, Fiorentina-Empoli, Frosinone-Sassuolo e Samp-Parma; alle 18 ecco Cagliari-Napoli; chiusura all’Olimpico con Roma-Genoa; lunedì alle 20.30 spazio ad Atalanta-Lazio, posticipo del posticipo; Bologna-Milan, infine, chiuderà il programma. Lasso di tempo della giornata? Più di 76 ore. Tre giorni abbondanti dal primo fischio dell’anticipo del sabato al triplice fischio del posticipo del posticipo del posticipo di martedì. Applausi e standig ovation a chi è riuscito a vedere un paio di partite senza far imbufalire moglie o fidanzata.       

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