Camilleri e l’intrigante mélange italo-siciliano  

di Paolo Martini
L’eccezionalità di Andrea Camilleri, forse, si trova nel linguaggio: lo scrittore ha creato una sua lingua, un intrigante mélange italo-siciliano. Si tratta di una lingua viva e caratterizzante, all’apparenza incomprensibile eppure semanticamente definita. Lo scrittore è stato artefice di una complessa operazione linguistica che ha dato vita al ‘vigatese’, il vernacolo di Vigata, città immaginaria in cui sono ambientate le vicende del commissario Salvo Montalbano. 

Lo stesso Camilleri ha spiegato che non si tratta, nel suo caso, di mere trascrizioni dal dialetto: è piuttosto un’operazione filologicamente complessa che riguarda il recupero non solo di elementi lessicali, ma di sostanze del significato che, altrimenti, non sarebbero esprimibili o non sarebbero esprimibili con la complessa densità di significato che sul piano del riferimento antropologico un certo lemma dialettale porta con sé. 

Camilleri ha dato origine, suo malgrado, anche a un neologismo, il sostantivo maschile ‘camillerismo’, con una connotazione ironica, come osserva il Vocabolario della lingua italiana Treccani. Il neologismo indica “una tendenza letteraria imposta dalle opere e dallo stile dello scrittore siciliano”, in cui il dialetto come lingua di una narrativa di ampio respiro popolare dà nuova linfa alla narrativa di genere.  

 

(Fonte: Adnkronos)

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