Cancro al cervello e telefonini. La ricerca: «Trovata la relazione»

Lo studio dell'agenzia National Toxicology Program, costato 30 milioni di dollari, è andato avanti per 10 anni

cancro al cervello

Li teniamo in mano e vicino alle orecchie tutti i giorni, da lunedì alla domenica. Praticamente senza pause. Per questioni di lavoro, ma anche per regolare la vita privata. Lì dentro c’è la scatola nera della nostra esistenza calcolando la possibiltà di accedere direttamente ai vari social, da Facebook fino a Twitter. Ma l’uso dei telefonini può nel tempo provocare lo sviluppo del cancro al cervello? A questa domanda ha provato a rispondere il più lungo e costoso studio realizzato fino ad oggi, curato dall’agenzia pubblica americana National Toxicology Program che ha usato come cavie 3 mila fra topi e ratti. La ricerca sul tumore al cervello è durata 10 anni per una spesa di 30 milioni di dollari. L’indagine ha preso in esame le tecnologie 2G e 3G dei cellulari ed è stata ripresa anche dal New York Times. Riassumendo sono state «trovate prove positive, ma relativamente modeste, che le onde radio di alcuni tipi di cellulare potrebbero aumentare il rischio di tumore al cervello nei ratti maschi». Tuttavia, sostengono gli esperti, «anche aver dimostrato un piccolo aumento del rischio oncologico derivato da questi dispositivi usati da miliardi di persone potrebbe avere ampie implicazioni».

Lo scienziato americano 
Secondo John Bucher, scienziato senior dell’agenzia National Toxicology Program e fra gli autori dello studio, «il legame tra radiazioni a radiofrequenza e tumori nei ratti maschi è reale». Poi Bucher precisa che «i livelli di esposizione e la durata erano molto maggiori di quelli che le persone incontrano normalmente» e quindi le evidenze riscontrate sui roditori «non possono essere confrontate direttamente con l’esposizione che sperimentano gli esseri umani».

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

11 + 12 =