Cancro della prostata: 14 milioni di uomini a rischio

Dal professor Pierfrancesco Bassi (Policlinico Gemelli) appello per la prevenzione: «È il tumore maschile più frequente ma per molti la visita urologica è ancora un tabù. Solo il 15 per cento si sottopone a controlli»

tumore alla prostata

Il carcinoma prostatico è la neoplasia più frequente nella popolazione maschile nei Paesi occidentali, e rappresenta oltre il 20 per cento di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni di età. In Italia si stimano 458.000 persone con pregressa diagnosi di carcinoma prostatico, circa il 30 per cento dei maschi con tumore; oltre 14 milioni di uomini sono a rischio per fascia d’età, familiarità o altri fattori, e per il 2018 sono stimate circa 35.000 nuove diagnosi, 100 nuovi casi al giorno. La diagnosi precoce porta il 95 per cento dei pazienti asintomatici a scoprire il tumore alla prostata con 10 anni di anticipo, aumentando notevolmente la possibilità di sconfiggerlo e la prevenzione riduce del 20 per cento il rischio di morte. Per promuovere maggiore consapevolezza della malattia nell’universo maschile, per tutto il mese di novembre si svolgerà la campagna promossa dal ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità che coinvolgerà 5 Regioni (Lazio, Calabria, Campania, Piemonte e Lombardia) con iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e distribuzione di materiale informativo, oltre a tavole rotonde presiedute da esperti del settore. Non solo: con il patrocinio del ministero per i Beni Culturali e Ambientali, fino al 2 dicembre cinque fra le più importanti statue maschili del patrimonio artistico italiano si illumineranno di azzurro per “far luce” sul tumore alla prostata. Dopo le statue del Discobolo nel Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, dei Bronzi di Riace del Museo Archeologico Nazionale e dell’Ercole Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, sarà la volta dell’Atleta dei Musei Reali a Torino (fino al 25 novembre) e il Napoleone Bonaparte del Palazzo di Brera a Milano (26 novembre- 2 dicembre).

La prevenzione
«Queste iniziative sono importantissime –  commenta il professor Pierfrancesco Bassi, direttore della Clinica Urologica del Policlinico Gemelli di Roma – poiché appena il 15 per cento degli uomini fa prevenzione, contro il 60 per cento delle donne più sensibili quando si parla di tumori genitali. Il motivo è sempre lo stesso: la visita urologica per molti è ancora un tabù, un fastidio. Ma scarsa cultura della prevenzione e pudori non aiutano. Risultato? Diagnosi sul carcinoma prostatico continuano con troppa frequenza a essere tardive. Stupisce come ancora oggi ci siano uomini che arrivano dall’oncologo con una patologia in fase avanzata. Invece, prima si interviene e prima si guarisce. Gli ultimi dati dicono che più di 9 uomini su dieci sono vivi cinque anni dopo aver scoperto la malattia. Per raggiungere questi risultati, è fondamentale però una diagnosi precoce insieme ad una sana alimentazione e a una regolare attività fisica».

I controlli
Il primo passo è il dosaggio dell’antigene prostatico specifico (Psa), a cui ogni uomo con più di 50 anni dovrebbe sottoporsi con frequenza regolare. «Se un familiare ha avuto un tumore alla prostata, allora il test del Psa è bene farlo già a 40 anni». Il secondo passo, in presenza di valori sospetti, è la visita dall’urologo, quindi l’ecografia addominale. «Ma in nostro aiuto c’è anche la risonanza magnetica prostatica – sottolinea l’urologo – sulla cui maggiore accuratezza ormai non c’è alcun dubbio. L’esplorazione rettale, che gli uomini temono di più, ci offre ormai poche informazioni». Fatica a urinare, minzione frequente, minzione urgente, tempi di minzione lunghi sono veri e propri campanelli d’allarme. «Ma quando compaiono questi sintomi è già troppo tardi – conclude il direttore della Clinica Urologica del Policlinico Gemelli di Roma – vuol dire solo una cosa, che la malattia è in atto».

Occhio alle bufale
Non andare a cavallo, bere molta acqua, evitare la bicicletta e dire addio ai cibi piccanti. «Sono tutte fake news che non hanno alcun fondamento» chiosa il professor Bassi.

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