Caporalato, sei arresti tra cui un sindacalista e un ispettore del lavoro

Blitz della polizia in provincia di Latina. Individuati braccianti romeni e centroafricani vittime dello sfruttamento: costretti ad affrontare una giornata lavorativa di almeno 12 ore a fronte di una retribuzione di 4,5 euro l'ora

Venivano trasportati nei campi a bordo di pulmini sovraffollati, privi dei più elementari sistemi di sicurezza, ed erano costretti ad affrontare una giornata lavorativa di almeno 12 ore a fronte di una retribuzione “di 4,5 euro l’ora”, come si legge nell’ordinanza, ovvero una paga inferiore alla metà rispetto a quella prevista dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore. Vittime dello sfruttamento, scoperto da un’indagine che ha portato all’operazione della Squadra Mobile di Latina e dello Sco, erano soprattutto braccianti romeni e centroafricani. I servizi di osservazione hanno permesso di accertare che i braccianti provenivano anche dai centri di accoglienza straordinaria ed erano in attesa del riconoscimento della protezione internazionale. L’ordinanza restrittiva emessa dal gip del Tribunale di Latina, Gaetano Negro, su richiesta del Procuratore di Latina, Lasperanza e del sostituto procuratore Spinelli, nei confronti di sei persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro, all’estorsione, all’autoriciclaggio, alla corruzione e ai reati tributari.

Gli arrestati
Tra i destinatari figurano il segretario provinciale della Fai Cisl di Latina e un ispettore del lavoro, che avrebbero dovuto vigilare sulla legalità dei lavori nei campi. Oltre ai destinatari della misura cautelare, che ha permesso di disarticolare un sistema di protezione e collusione che rendeva possibile lo sfruttamento selvaggio della manodopera straniera, ci sono ulteriori 50 indagati, tra cui imprenditori agricoli, commercialisti, funzionari ed esponenti del mondo sindacale, che avrebbero dovuto vigilare sulla legalità nel mondo del lavoro e tutelare i lavoratori. Gli arrestati, tra cui due donne, sono risultati impegnati, per mezzo di una società cooperativa con sede a Sezze (Latina), nel reclutamento e nello sfruttamento di stranieri centrafricani e rumeni, somministrando illecitamente la loro manodopera a centinaia di aziende agricole committenti, avendo monopolizzato il settore nelle provincie di Latina, Roma, Frosinone e Viterbo.

Il commento del sindacato
«Siamo sconcertati», ha scritto sulla pagina Facebook della Fai Cisl il segretario generale Onofrio Rota. «Attendiamo riscontri e chiediamo si faccia luce al più presto prima di giudicare il caso e le persone coinvolte – ha continuato Rota sottolineando che la Federazione –  ha già attivato tutte le misure statutarie a propria tutela, a cominciare dalla sospensione da ogni carica del sindacalista coinvolto, pur continuando ad auspicarne la sua totale estraneità ai  fatti». «Da parte nostra nessuna esitazione e piena fiducia al lavoro delle Forze dell’Ordine e della Magistratura. Siamo pronti a valutare ogni  azione penale e civile per tutelare con la massima severità la Fai Cisl e il nostro operato» ha concluso Rota.

Le reazioni politiche
«Abbiamo dichiarato guerra al #caporalato e adesso, finalmente, i nodi stanno venendo al pettine. Ecco i frutti del nuovo corso dell’Ispettorato del Lavoro che denuncia le mele marce e grazie alle forze dell’ordine per il lavoro svolto. Questo è lo Stato che ci rappresenta»,  ha commentato in un tweet il vicepremier Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico. E dal vicepremier Matteo Salvini sono arrivati i complimenti alla polizia. «Sono orgoglioso delle nostre forze dell’ordine – ha sottolineato il titolare del Viminale – Una immigrazione senza regole porta a sfruttamento. Conto che questa  brillante operazione sia la prima di una lunga serie, così da stroncare un business che prospera grazie all’immigrazione clandestina e che arricchisce chi la sfrutta».

«Fare fronte comune per sradicare il cancro del caporalto è un dovere di tutti», ha commentato su twitter Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera. Mentre «tolleranza zero» invoca il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

E Maurizio Martina, candidato alla segreteria del Pd, tira le somme delle operazioni effettuate. «Grazie al lavoro che abbiamo fatto con l’approvazione della legge contro il caporalato, sono stati individuati 5222 lavoratori irregolari e 387 vittime di sfruttamento in agricoltura per mezzo dell’attività di polizia giudiziaria». Afferma Martina citando i numeri del rapporto annuale dell’Attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale dell’Ispettorato nazionale del lavoro del febbraio 2018. «Inoltre -aggiunge l’ex ministro delle Politiche agricole- sono stati emessi 360 provvedimenti di sospensione di attività imprenditoriali, di cui 312 successivamente revocati a seguito di regolarizzazione».

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